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lunedì 27 luglio 2009

Arkeon e il giornalismo famelico (3)

Continuo il triste aggiornamento di questa micro-rubrica.

Di recente sono usciti due articoli, riportati sul sito del Cesap, uno su Virgilio e uno sulla Gazzetta del mezzogiorno, entrambi relativi alla chiusura, da parte del PM milanese Polizzi, delle indagini a carico di A.M., il maestro milanese di Arkeon accusato di violenza sessuale.

La prima cosa curiosa è che la chiusura di un’indagine non è una notizia: un’indagine che si apre prima poi si chiude. Al più siamo all’aggiornamento.

In effetti l’articolo non parla di questa “non notizia”, ma la usa solo per ripetere il solito mantra di Arkeon, delle accuse su Arkeon etc etc..col paradosso che gli stessi articoli ricordano che la posizione del maestro in questione è stata stralciata dall’indagine su Arkeon a Bari perché diversi sono gli accusati, le accuse, i tempi e i testimoni….cioè perché sono due cose che non c’entrano nulla l’una con l’altra. E quindi non si capisce bene “che c’azzecchino” direbbe qualcuno.

In che modo c’azzecchino come al solito è reso chiaro dai titoli. Nel primo caso è “Lombardia/ Sesso per "guarigioni",chiusa inchiesta su psico-setta”, che stabilisce il netto tra l’accusa di crimini sessuali e Arkeon che il testo stesso smentisce quando dice che la posizione dell’accusato è stralciata dal caso Arkeon. Ma soprattutto il secondo, che titola “Il progetto della setta:violentarle per guarirle”; che attribuisce alla setta non solo la colpa ma addirittura il progetto…salvo appunto dire che il reato è stato stralciato perché non riguarda la setta.

Senza parole.

giovedì 16 luglio 2009

Arkeon e il dialogo con gli antisette (4)

Post originale: commento al blog di Silvana Radoani
http://radoani.ilcannocchiale.it/comments/2288409

[A seguito del mio post "Arkeon e il dialogo con gli antisette (1)" sul blog di Silvana Radoani, la stessa ha postato un commento di risposta. Questa è la mia ulteriore replica. Rinvio chi volesse conoscere per completezza il post della Radoani all'indirizzo del suo blog riportato qui in alto]

La ringrazio per la risposta.
Le lascio una breve replica non per rilanciare (non intendo abusare del suo blog per parlare di cose mie), ma solo per chiarire a mia volta un paio di aspetti.

Anzitutto mi è ben noto che lei non ha alcuna relazione con Arkeon e che non ne ha alcuna conoscenza significativa, eccezion fatta per i fascicoli deliranti ricevuti dalla Tinelli che lei cita. Lei è stata tirata in ballo in questa storia - senza averci nulla a che fare – dalla Tinelli, così com’è capitato alla DiMarzio, a Simonetta Po e a Padre Cantalamessa. Qualunque soggetto terzo con una qualche autorevolezza sia venuto in contatto con Arkeon, pur senza conoscerlo da vicino o condividerne alcunché, è stato aggredito sistematicamente.

In secondo luogo, proprio perché so che non conosce Arkeon, il mio intervento non era in alcun modo finalizzato a chiederle un parere su Arkeon. L’intenzione era invece solo quella di segnalare come ciò di cui lei parlava possa trovare nel nostro caso un valido esempio ancora contemporaneo e di invitare una volta di più il mondo antisette a una riflessione comune con il mondo delle presunte sette, che sempre più sembra assomigliare allo specchio nel quale esso rifiuta di guardarsi.

Infine un appunto in merito alla vicenda di Padre Cantalamessa, non perché mi riguardi o ne voglia prendere le difese, ma perché mi sembra emblematica di un modo di procedere che giudico criticabile e addirittura pericoloso. Apprezzo la chiarezza con cui riconosce che il suo intervento in quell’occasione sia stato poco informato e con cui si rammarica per non aver cercato un confronto con il diretto interessato. Proprio per questo mi permetto di obiettare al ragionamento per cui “chiederò scusa a chiunque mi dimostri di aver avuto torto”. Certo, non siamo nei tribunali dove è l’accusa ad avere l’onere della prova e non la difesa ad avere quello della discolpa…ma adottare liberamente nel proprio piccolo questo sano principio può evitare grossi danni, come quelli prodotti dalla Tinelli accusando molte persone prima di cercare una verifica coi diretti interessati. E’ troppo facile e troppo pericoloso lanciare il sasso e poi chiedere agli innocenti di venire a dimostrare che non se lo meritavano.
Nessuno di noi è il centro del mondo, nessuno di noi è quello a cui rendere conto.
La ringrazio ancora per l’ascolto.

mercoledì 8 luglio 2009

Arkeon e il dialogo con gli antisette (1)

Post originale sul blog di Silvana Radoani
http://radoani.ilcannocchiale.it/comments/2288409

Gentile s.ra Radoani

Spero vorrà perdonare questo mio lungo commento al suo intervento.

Il paragrafo conclusivo di questo suo post sembra adattarsi molto bene all’esperienza vissuta dal gruppo Arkeon in questi ultimi tre anni, di cui so che è a conoscenza: un percorso di crescita basato su seminari a pagamento oggetto di indagini ed attualmente in attesa di un possibile rinvio a giudizio per le denunce di ex frequentanti rispetto a comportamenti dei propri “maestri”.

In questo caso, come in altri simili, c’è stato un “salto di livello” determinato non dalla gravità delle accuse o dalla numerosità dei soggetti coinvolti, bensì dall’intervento di alcuni “presunti esperti di sette” (in questo caso il Cesap della dottoressa Tinelli) che hanno stigmatizzato Arkeon come una “psicosetta”, etichetta subito ripresa sia dagli inquirenti che dai media.

Il salto di livello si sostanzia in due fatti.
Il primo è che in questo modo – con l’uso della parola setta - non solo viene automaticamente cancellata l’ipotesi che le accuse possano essere false o da circoscrivere a specifici individui più che al gruppo, ma addirittura viene cancellata l’ipotesi che il gruppo possa essere animato da buone intenzioni ed aver commesso danni per superficialità o incompetenza: è la differenza tra colpa e dolo, che lascia la possibilità che l’altro sia un essere umano.
Il secondo è che l’attributo setta toglie ogni possibilità di far udire la propria voce a chi viene tacciato di farne parte. Nessuno vorrà mai sentire l’opinione di un settarolo, nessuna spiegazione anche ragionevole e verificabile potrà mai scardinare la certezza che sia solo strumentale e capziosa.
In altri termini l’ipotesi che le cose possano essere diverse, più semplici, più umane di come vengono descritte viene resa impronunciabile. E qualunque errore o malafede dell’accusante viene di contro resa inverificabile.

Le scrivo questo perché, in questi tre anni difficili, in diversi abbiamo provato ad interloquire con altri “esperti” del settore. E in alcuni casi (pochi a dire il vero) abbiano incontrato una disponibilità maggiore all’ascolto e talvolta una migliore e più completa comprensione delle cose.
E’ stato così nel caso della d.ssa Di Marzio, che non ha risparmiato critiche più o meno velate ad Arkeon e che ciò nonostante è finita addirittura indagata con noi. E’ capitato con Simonetta Po di Allarme Scientology, con cui in diversi abbiamo avuto un intenso dibattito su Firs e che pure ha dovuto riconoscere che il suo profondo scetticismo iniziale è stato superato sostanzialmente solo grazie al “principio di autorità”, cioè alla posizione della Di Marzio. Questo suo stesso blog – nelle modalità e nei contenuti – mi sembra mostrare un’apertura mentale verso l’ipotesi che non tutti i gruppi strani oggetto di accuse siano necessariamente sette o sette pericolose…sebbene non possa omettere di ricordare come il suo intervento ai danni di Padre Raniero Cantalamessa e delle sue presunte relazioni con Arkeon sia stato – se lo lasci dire – altrettanto disinformato e superficiale di quelli della Tinelli in altri ambiti e ad oggi non abbia avuto che io sappia alcuna sua smentita.

Tutto ciò mi fa sperare che ci siano, anche in questo difficile settore degli antisette, persone disposte a mettersi in discussione, a valutare caso per caso e non per principio o per sentito dire. Persone che abbiano che abbiano lo spessore morale e intellettuale per riconoscere – quando capita – di aver sbagliato. E di riconoscerlo non nel privato della propria coscienza, ma nello stesso spazio pubblico delle proprie azioni.

Questo sarebbe di grande importanza per sviluppare, nel vostro mondo, una metodologia di lavoro e delle “buone prassi” che tutelino di più la verità dalle persone in malafede, dagli errori e dai preconcetti che ciascuno si porta dentro. Sarebbe di grande importanza per portare aiuto alle persone, alle vittime vere delle sette e delle realtà comunque chiuse. Per evitare di aggiungere alla lista della vittime delle sette altre vittime (quelle degli antisette), forse ancor più deboli perché private della pietà dei terzi e talora anche della protezione della legge. E magari addirittura per consentirebbe, in alcuni casi, di recuperare e valorizzare le esperienze di umanità, di ascolto e di sostegno realizzate in alcuni di questi gruppi, di cui c’è straordinario bisogno.

La ringrazio e le faccio i miei migliori auguri

mercoledì 1 luglio 2009

Arkeon e il giornalismo famelico (2)

Vorrei prendere spunto da un nuovo articolo di stampa per una riflessione un pochino più ampia.

Già nel mio ultimo post richiamavo due articoli pubblicati recentemente da
Nasso su Cronoaca Qui e da Nardecchia sull’Espresso, relativi alla notizia della richiesta di rinvio a giudizio di un maestro milanese di Arkeon, A.M., per l’accusa di violenza sessuale. Accusa che ha dato luogo allo stralcio della posizione di A.M. dal procedimento in corso rispetto agli altri 11 indagati di Arkeon cui un simile addebito non è rivolto.

Ci si poteva aspettare che questa notizia aiutasse almeno a chiarire un fatto: che il reato di violenza sessuale riguardava solo questa persona e non – come si è voluto far credere – tutti gli indagati o addirittura il metodo in quanto tale. Invece è stato da subito chiaro che ciò sarebbe stato utilizzato non per chiarire ma per gettare altra confusione, per dare a intendere quello che non è, per fare ulteriormente del male a perfetti innocenti.

Puntuale è arrivato l’ennesimo articolo “dalla schiena dritta” pubblicato l’altroieri - 29 giugno 2009 –sulla Gazzetta del Mezzogiorno e qui di seguito riportato.

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L'INCHIESTA “ARKEON”
Violenza sessuale indagato barese «maestro» della setta
Uno dei maestri della presunta «psico-setta» fondata a Bari e che utilizza la cosiddetta fIlosofia «Arkeon», è accusato di aver abusato sessualmente di due allieve.
Antonio M., 67anni. è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano che si è avvalsa della maxi inchiesta della Procura di Bari. Lo scorso gennaio il pm barese Francesco Bretone ha richiesto il rinvio a giudizio per 11 indagati, compreso Antonio M.

DALLA PROCURA DI MILANO INDAGATO IL BARESE ANTONIO MORELLO. A CAPO DELLA CONGREGA CI SAREBBE VITO MOCCIA, DI NOICATTARO
Setta Arkeon, il gran maestro sotto inchiesta per violenza sessuale

E lo chiamavano «gran maestro». È accusato di aver abusato sessualmente di due sue allieve uno dei «guaritori» e maestri spirituali della presunta psico-setta, che alcuni definiscono come un gruppo di sostegno psicologico noto come «Arkeon» dal nome del metodo di analisi e introspezione ideato dal suo fondatore Vito Carlo Moccia, 58anni di Noicattaro, già sotto inchiesta.
Antonio Morello, 68anni, barese trapiantato a Milano, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Milano che ipotizza a suo carico il reato di violenza sessuale. La posizione dell'uomo è stata stralciata dall'inchiesta più ampia della Procura di Bari.

Lo scorso gennaio il pubblico ministero Francesco Bretone, titolare della indagine, ha chiesto il rinvio a giudizio per undici promotori del «metodo Arkeon». Dalle indagini preliminari - secondo gli investigatori – sarebbe emerso il profilo di una sorta di «psico-setta»che, utilizzando tecniche vagamente ispirate alla filosofia orientali del Reiki, in dieci anni sarebbe riuscita a mettere insieme 10 mila adepti in tutta Italia e a truffare molte persone, obbligandole a partecipare a costosi seminari per guarire da tumori, aids o infertilità, oppure da problemi spirituali.
I reati contestati: associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. Secondo l'accusa, a capo della presunta «psico-setta» come abbiamo già detto, ci sarebbe stato Vito Carlo Moccia che affermava di essere psicologo ma non ne aveva i titoli. I fatti coprono un arco temporale di quasi dieci anni, compreso tra il 1999 e il 2008.
Gli elementi raccolti dagli investigatori della Digos di Bari, guidati dati da Stanislao Schimera, hanno consentito di individuare delle responsabilità anche a carico di Morello nei cui confronti il pm milanese Giovanni Polizzi vaglierà le ipotesi di violenza sessuale per due episodi che si sarebbero verificati con le stesse modalità a casa dell'indagato tra il 1999 e il 2002.
Stando alla ricostruzione dell'accusa, l'uomo condizionando psicologicamente le sue vittime con la falsa autorità derivante dalla qualifica di «maestro» all'interno della setta, le avrebbe convinte di essere state da bambine vittime di pedofilia e che per superare il trauma dovevano sottoporsi a una terapia particolare. Quindi, con l'aggravante di aver abusato della loro condizione di inferiorità fisica, le avrebbe costrette a subire atti sessuali. In un'altra occasione, si leggeva nella richiesta di custodia cautelare avanzata a suo tempo a Bari, l'uomo si sarebbe reso responsabile anche di un «abuso di gruppo».
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Il dato più evidente è che il nostro nuovo autore si esprime in un grande esercizio di modestia e umiltà professionale, mostrando di ripetere il verbo già ricevuto da chi è venuto prima di lui (Nasso e Nardecchia appunto). I quali, va da sé, non sono che il penultimo anello di una catena di ripetizione "ovina" che prosegue ininterrotta dal 2007 secondo una tradizione di fedeltà orale e scritta che nemmeno il popolo di Israele.

Così se l’articolista della Gazzetta recita:
“A Milano il collega Giovanni Polizzi invece vaglierà le ipotesi di violenza sessuale contestate ad Antonio Morello, classe 1942. Due episodi che si sarebbero verificati con le stesse modalità a casa dell'indagato tra il 1999 e il 2002.”,
il collega Nasso di Cronaca Qui recitava:
“Giovanni Polizzi vaglierà le ipotesi di violenza sessuale per due episodi che si sarebbero verificati con le stesse modalità a casa dell'indagato tra il 1999 e il 2002”.

E di nuovo, mentre il primo dice:
“Condizionando psicologicamente le sue vittime con la falsa autorità derivante dalla qualifica di “maestro” all'interno della setta, le avrebbe convinte di essere state da bambine vittime di pedofilia e che per superare il trauma dovevano sottoporsi a una terapia particolare. Quindi, con l'aggravante di aver abusato della loro condizione di inferiorità fisica, le avrebbe costrette a subire atti sessuali. In un'altra occasione, si leggeva nella richiesta di custodia cautelare avanzata a suo tempo a Bari, l'uomo si sarebbe reso responsabile anche di uno stupro di gruppo.”
il secondo diceva :
“Stando alla ricostruzione dell'accusa, l'uomo condizionando psicologicamente le sue vittime con la falsa autorità derivante dalla qualifica di «maestro» all'interno della setta, le avrebbe convinte di essere state da bambine vittime di pedofilia e che per superare il trauma dovevano sottoporsi a una terapia particolare. Quindi, con l'aggravante di aver abusato della loro condizione di inferiorità fisica, le avrebbe costrette a subire atti sessuali. In un'altra occasione, si leggeva nella richiesta di custodia cautelare avanzata a suo tempo a Bari, l'uomo si sarebbe reso responsabile anche di un «abuso di gruppo».

E ancora se il primo dice:
“una sorta di «psico-setta»che, utilizzando tecniche vagamente ispirate alla filosofia orientali del Reiki, in dieci anni sarebbe riuscita a mettere insieme 10 mila adepti in tutta Italia e a truffare molte persone, obbligandole a partecipare a costosi seminari per guarire da tumori, aids o infertilità, oppure da problemi spirituali"
il buon Nardecchia sull’Espresso diceva:
"Si tratta, secondo gli investigatori, di una sorta di psico-setta che, utilizzando tecniche vagamente ispirate alle filosofie orientali, in dieci anni sarebbe riuscita a raccogliere qualcosa come diecimila adepti in tutta Italia e a truffare molte persone, obbligandole a partecipare a costosi seminari dicendo loro che sarebbero guarite da malattie molto gravi oppure da asseriti problemi di natura spirituale"

Ciò detto, ciascuno ama aggiungere del suo all’infinita catena, in una sorta di telefono senza fili in cui le bestialità si moltiplicano e le imprecisioni trionfano. In questo caso ciò che trionfa non è la distorsione dei fatti, ma la confusione della loro attribuzione, in un articolo che sembra fatto per esporre il fondatore di Arkeon e accusarlo di reati che nemmeno il PM (bontà sua) gli attribuisce.
Che dire, infatti, di un articolo che nel titolo dice di voler parlare dell’accusa di "violenza sessuale a carico del barese «maestro» della setta" mentre in effetti per circa metà dell’articolo parla del fondatore di Arkeon, che di tali crimini non è accusato? Un banale conto dimostra che a fronte di 5 citazioni del nome dell’accusato e di circa 277 parole a lui dedicate, il nome del fondatore di Moccia viene citato 3 volte, di cui una addirittura nel titolo interno e riportandone nel titolo la residenza, e dedicandogli 220 parole. L’effetto è che nell’articolo sulla violenza sessuale commessa da un maestro barese si parla del fondatore di Arkeon, che pure è barese ma non ha commesso tale crimine. Ognuno valuti a quale dote o motivazione dell’articolista attribuire questo esito.

C’è poi il classico sciocchezzario di questi articoli. Dal titolo del trafiletto di apertura, che mette tra virgolette non il termine setta (che esprime una valutazione della Tinelli, che peraltro lei stessa nega di aver espresso…se non che è registrata in TV) bensì il termine maestro, che può essere discutibile quanto pare ma era il nome con cui erano ufficialmente indicati gli insegnanti di Arekon.
Sempre nel trafiletto di apertura si parla di “maxi inchiesta della Procura di Bari”, con una sproporzione evidente quanto infantile (le maxi inchieste sono quelle sulla mafia, per capirci o sui traffici di droga internazionali).
Segue il sottotitolo dell’articolo interno che parla di “Gran maestro” accusato di violenza sessuale e la frase “E lo chiamavano «gran maestro»”…ma lo chiamava “gran maestro” chi?? ma questi sono viaggi mentali del giornalista o di chi gli ha raccontato delle pietose balle.

Purtroppo nulla di nuovo sul fronte occidentale. Se non due conferme: l’obiettivo non è sanzionare un reato ma distruggere un movimento (Arkeon) e una persona (il suo fondatore); e nessuno è interessato a conoscere la verità né è disposto a un confronto pubblico.

Lo dimostra il fatto che si continuano a pubblicare articoli sulla "setta del sesso", nonostante sia ormai chiaro che dei reati di violenza è accusato A.M. e nessun altro maestro di Arkeon: del resto la stessa testimone pescarese, onnipresente su giornali e TV, pur avendo conosciuto di persona solo quel maestro continua a parlare di Arkeon e dei suoi maestri, neanche li conoscesse.

Lo dimostra il fatto che – come recentemente scritto sul sito del
Caso Arkeon da due persone – alcuni indagati non hanno mai ricevuto una formale contestazione delle accuse loro mosse (manco nel “Processo” di Kafka) e la validissima d.ssa Tinelli e la sua squadra hanno ritenuto di segnalare alla Polizia dei casi sospetti senza nemmeno sprecarsi a fare una verifica preventiva dei fatti con i diretti interessati, verifica che avrebbe evitato di riferire delle emerite corbellerie coinvolgendo innocenti e facendo perdere tempo alla polizia.

Lo dimostra che in questi due anni gli articoli sono stati ripubblicati – come evidenziato prima - trattando sempre “gli informatori” come si fa con i francobolli (a ciascuno capire cosa intendo) e senza che mai nessuno di Arkeon, nemmeno le persone citate, venisse contattata per un parere o una smentita.

Lo dimostrerebbe da ultimo il fatto che - a quanto pare - alcuni dei testimoni “contro” abbiano richiesto al PM misure contro dei perfetti signori nessuno come me o Pietro Bono per far chiudere i nostri blog, nonostante le indagini siano chiuse, nonostante portiamo fonti e riferimenti dei fatti che citiamo e li distinguiamo dalle nostre opinioni (che sono libere, vivaddio) e nonostante il fatto che da tre anni essi parlano in tv, sui giornali e in rete, anche ad indagini in corso.

Il punto da chiarire è che qui – nelle intenzioni di costoro – sotto accusa non sono persone specifiche per fatti specifici, ma è un metodo in quanto tale e i suoi interpreti per le loro idee. Come conferma lo storico post della testimone pescarese sul sito del Cesap che nel
post “Re:Scoperta 'psico setta' a Bari, denunce e sequestro - 2007/10/17 05:01” affermava quanto segue:

“Era ora.Quanto tempo, quante lacrime, quanta pazienza.Quanto coraggio nello scegliere di non tacere come tutti gli altri.Quanta fatica nel contrastare gli attacchi di chi voleva solo intimidire gli onesti con denunce e citazioni.Quanta faticosa sopportazione per la spavalderia di quanti si sentivano intoccabili.Dove siete adesso maestri, insegnanti e fedelissimi organizzatori?Tremate perché i vostri nomi, orgogliosamente sbandierati nelle vostre lotte gerarchiche per guadagnare soldi e potere, ora li ha qualcuno che può decidere la vostra sorte?Cosa si prova ad immaginare di non poter più scegliere i propri compagni di vita? Per me l'ha deciso il "maestro", per voi potrebbe deciderlo il giudice. Magari vi state chiedendo che compagnia possa essere quella di tanti bei detenuti da illuminare... provate a parlare a loro di "processi" irrisolti con padre e madre.Provate a convincerli di poter comandare gli eventi a distanza, magari potrete far viaggiare le sigarette da cella a cella attraverso le sbarre.C'eravate tutti, non solo quei sei indagati.Facevate parte dell'associazione, no? A delinquere, a quanto pare.Voi che nascondevate le vostre nefandezze dietro la Verità, è dalla verità che sarete scoperti nel vostro fare altrettanto colpevole e complice.La vita è strana, presenta sempre il conto e ora tocca a voi.Io ho sentito tutti i sentimenti possibili, grazie a voi: sgomento, dolore, rabbia, impoenza, solitudine e sconforto mentre assistevate i due maestri che implacabili distruggevano la mia famiglia e provavano a distruggere, invano, anche me e il mio equilibrio, la mia forza, la mia dignità. Proverete paura e solitudine quando in questura voi, e non il vostro grande Vito, dovrete fornire generalità e tutto sarà messo a verbale. Lui non vi tirerà fuori dai guai: sentito cosa dice il suo avvocato? Siete voi che avete fatto i cattivi, lui non c'entra e si dissocia.Io spero che invece c'entri, in galera, insieme a quanti di voi l'hanno supportato e sostenuto in questi anni nel tentativo di emularlo. Siete in tanti lo sappiamo bene. Sono noti nomi e cognomi, date di nascita e indirizzi. Le Procure forse vi manderanno gli auguri di compleanno.Forse iniziare a collaborare renderà gli inquirenti più clementi.Forse i vostri processi non li avete ancora risolti, ma non era per questo che facevate i seminari?A questo punto credo che Arkeon non funzioni molto bene.”

Questa persona è collaboratrice del Cesap ed è la presidente del comitato famiglie vittime di arkeon.


giovedì 11 giugno 2009

Arkeon e il giornalismo famelico (1)

Faccio riferimento all'ultimo post di Pietro Bono, che tratta un esempio particolarmente evidente dei meccanismi che sono scattati nella vicenda “Arkeon”.
All’origine c’è una persona (“la supertestimone di Pescara”) che denuncia di aver subito reati a sfondo sessuale durante un seminario con una coppia di maestri di Arkeon. Se non ricordo male, la testimone in TV diceva di non aver denunciato il fatto ma di aver presentato un esposto (tant’è che i giornalisti la incalzano dicendo “se c’è reato denunci”). Ma soprattutto parlava dei fatti senza mai circostanziarli al maestro cui si era rivolta, ma riferendosi più in generale ad Arkeon, con ciò suggerendo che quello che lei ha vissuto in quei seminari fosse Arkeon e addirittura lanciandosi in una serie di valutazioni circa il modo in cui “funzionerebbero questi percorsi”. Percorso di cui lei non sembra aver mai conosciuto altri maestri né mai seguito altri seminari e di cui quindi non può dire di conoscere sostanzialmente niente. Come se, avendo subito un abuso da un prete, avesse detto “era in una chiesa, ho subito un abuso, nelle chiese i preti fanno così”.

Questa testimonianza viene ripresa da mille giornali per tre anni, ogni volta aggiungendo, togliendo o affiancando quaqlche dettaglio più o meno attinente e vero. L’articolo del gennaio 2009 di Nardecchia citato da Pietro arriva buon ultimo e tuttavia riesce ancora a scrivere delle sciocchezze. Dopo aver riportato esattamente il solito articolo scritto da decine di altri giornalisti, ci mette del suo e scrive “I reati a sfondo sessuale saranno accertati dalla procura della Repubblica di Milano, dove è stata stralciata la posizione di alcuni degli indagati. Le violenze sarebbero avvenute alla presenza di minorenni, i quali sarebbero stati costretti ad assistere a episodi di forte impatto emotivo”. Il suo che ci mette non è il contenuto (anche questo riportato infinite volte) ma l’accostamento di frasi riferite a cose diverse. Da un lato l’attribuzione dei reati a sfondo sessuale al maestro milanese e il conseguente stralcio del processo per quel reato. Dall’altro l’accusa - in realtà rivolta ad altri maestri - di aver fatto partecipare a seminari dei minori e in particolari a situazioni di alto impatto emotivo. Se non sono stato chiaro, sto dicendo che l’accusa di reati a sfondo sessuale è circoscritta a quei due eventi di quel maestro e non agli altri indagati, mentre l’accusa di aver fatto assistere minori a scende di forte impatto emotivo riguarda altri due maestri. A distanza di tre anni dai fatti, con tonnellate di materiale disponibile e sedimentato, Nardecchia sta ancora confondendo le mele con le pere. Cosa che la sua stessa grottesca frase dovrebbe rendergli evidente anche qualora non conoscesse i fatti: letta nella sua interezza, infatti, essa direbbe che i reati a sfondo sessuale, cui sarebbero costretti ad assistere i minori, sarebbero episodi di forte impatto emotivo…un eufemismo che anche a jack lo squartatore farebbe un po’ ribrezzo.

Non va meglio per l'altro articolo citato da Pierto, quello di Antonio Nasso, che sullo stesso argomento il 29 maggio non fa mancare trovate geniali. A partire dal titolo “Violentate da un finto santone”, che mi lascia con l’angosciosa domanda di chi sia un vero santone e se l’essere un santone finto sia un aggravante alla violenza rispetto al caso in cui a macchiarsene fosse stato un santone vero. Si prosegue con l’affermazione che “la setta aveva sede a Bari”, che omette di aggiungere alla parola setta l’aggettivo “presunta”, superando di slancio il fastidioso problema di verificare se quella fosse davvero o meno una setta. Il colpo di genio è però la frase “Condizionando psicologicamente le sue vittime con la falsa autorità derivante dalla qualifica di “maestro” all'interno della setta”. Per chi l’ha letta decine di volte nei vari testi del Cesap, quella “falsa autorità” è un grottesco e noto marchio di fabbrica, che rivela solo come Nasso non si sia peritato di modificare almenole parole del compito che gli è stato passato dalla vicina di banco secchiona. Posso capire il fastidio di chi dice “ma maestri de che?” e quindi indica con disprezzo la falsa autorità di tali maestri…ma credevo che per suggerire l’ipotesi di plagio (reato che non esiste oggi : bisognerebbe parlare di circonvenzione di incapace…ma darsi degli stupidi da soli è sempre sgradevole) ci volesse almeno una roba consistente tipo “le tecniche preordinate di condizionamento psicologico” di cui parla la Tinelli (sconosciute alla scienza, ma vabbè) e non una banale “falsa autorità”. Infine c’è l’ipotesi dello “stupro di gruppo” che se fosse vera avrebbe generato avvisi di garanzia anche per gli altri violentatori, mentre qui non solo non c’è stato alcun provvedimento cautelare, ma il rinvio è solo per il maestro in questione.
La domanda è: ma chi scrive – che immagino sia in buona fede – si domanda il senso e le conseguenze di quello che scrive?

sabato 9 maggio 2009

Arkeon: parole,opere, omissioni...

Per chi non avesse avuto modo di seguirlo, richiamo alcuni sviluppi interessanti che si sono recentemente registrati sul blog della d.ssa DiMarzio.

In un suo post del 22 aprile 2009, la DiMarzio raccontava di aver scritto al Presidente dell'Ordine degli Psicologi per chiedere se corrispondesse al vero quanto pubblicamente affermato dalla d.ssa Tinelli, cioè che egli avesse accusato la DiMarzio del reato di abuso della professione psicologica. Nello stesso post pubblicava la risposta ricevuta, nella quale il Presidente diceva che:
"...Con riferimento alla richiesta da Lei inoltrata in ordine alle presunte dichiarazioni da me rilasciate alla Dott.ssa T., a seguito di richiesta di chiarimenti effettuata dall'ordine della Puglia a quest'ultima, posso precisare che la frase incriminata è stata completamente estrapolata - con conseguente travisamento del significato suo proprio - dal contesto in cui era stata pronunziata [...] Certi di aver chiarito l'equivoco si porgono distinti saluti [...]".
La lettera era riprtata in immagine scansita.

Successivamente il 5 maggio la DiMarzio modifica il post, togliendo le parole del Presidente dellOrdine e rimuovendo l'immagine della lettera, con la seguente precisazione:
"La frase in rosso che era pubblicata in questo post è stata da me eliminata. La motivazione è questa: oggi, 5 maggio 2009, ho ricevuto dal Presidente dell'Ordine degli Psicologi una diffida in cui mi chiede di eliminare la nota che era qui trascritta in rosso in base alla vigente normativa sulla Privacy".

Diverse persone sono intervenute a commentare l'accaduto, tutte concordando su un fatto (che dovrebbe essere abbastanza ovvio). La pubblicazione da parte della DiMarzio della lettera con cui il Presidente smentiva affermazioni pubblicamente attribuitegli dalla Tinelli e per le quali egli avrebbe potuto essere denunciato per diffamazione non rappresenta una violazione della privacy, quanto piuttosto una tutela per il Presidente stesso, che avrebbe anzi dovuto curarsi personalmente di una simile smentita. Viceversa non solo il Presidente non si è attivato per alcuna smentita, ma addirittura si attiva a censurare la propria smentita.
Che la questione non sia "privata" ma pubblica e seria, tanto da sollevare problemi anche all'interno dello stesso ordine, lo confema indirettamente lo stesso Presidente quando parla di
"richieste di chiarimenti effettuate dall'ordine".
Trova così - purtroppo - conferma la sensazione che l'ordine (come molti altri ordini) sia una piccola casta che non tutela i clienti tramite la garanzia di professionalità dei suoi memebri, ma tutela se stessa con modalità tutt'altro che trasparenti e "dignitose".

venerdì 20 marzo 2009

Arkeon: quali sono i cervelli lavati?

Post originario: su "Pietro Bono blogspot"
http://pietrobono.blogspot.com/2009/03/arkeon-e-i-cervelli-lavati-19-3-2009.html


Tanti sono gli aspetti agghiaccianti di quella trasmissione.
La mancanza non dico di una verifica, ma solo di un tentativo di verifica di alcunché: uno mi dice e io riporto, alla faccia del giornalismo. Si chiama facchinaggio!La stridente diversità di atteggiamento tenuto con “le sette successive”: la prima con intervista ai fondatori (quindi diritto di replica), in ridente spiazzo soleggiato e domande remissive; l’ultima addirittura uno spot pubblicitario, il tutto in un crescendo rossiniano che dal male Arkéon andava al bene paoletti. Per la serie, forti coi deboli e debole coi forti. Poi le interviste con lo scialle, della stessa persona già intervenuta a volto scoperto in altre due trasmissioni televisive di rilievo nazionale: che senso ha se non quello di impressionare. Per la serie “io sì che so manipolarle le persone”.

Ma le cose più interessanti riguardano le testimonianze di quei due genitori.
La madre parla di cambiamenti terribili nel figlio: “Me ne sono accorta perché mio figlio iniziava a rispondermi male ad essere aggressivo, freddo, distaccato. Ed io ho pianto. Ma cosa è successo al mio ragazzo? Ma Perché si comporta così? Nei suoi sguardi leggevo l’odio nei miei riguardi
“Anna” conferma – con riferimento al proprio caso – che il gruppo induce cambiamento definendolo repentino: “quello che ho visto, è che il mio famigliare era cambiato immediatamente, istantaneamente”.
La conferma definitiva che queste psicosette inducono repentini cambiamenti nell’individuo viene dall’esperta chiamata in causa, la d.ssa Tinelli che dice: “Ogni volta che una persona si trova ad affrontare un’esperienza di questo genere con un gruppo di questo genere, rompe immediatamente i rapporti con la propria famiglia”. Lo ha letto sui libri della Singer, dev’essere pur vero……
Eppure di fronte a tutto ciò, il padre dice un’altra cosa. “Non c’è stato un momento esatto che ci siamo accorti che lui frequentava questa associazione. E’ stato lui a dirmelo. E’ stato lui a dirmelo circa un anno fa. Disse: papà, io frequento questa associazione”.
Il cambiamento è stato così drastico e repentino che non se n’erano accorti! Glielo ha dovuto confidare il figlio (certo evidentemente per irretirli e non per desiderio di condividere un’esperienza).
Non basta. La madre dice: “Io ho capito perché mio figlio aveva questo atteggiamento nei miei confronti, perché questa associazione dove lui purtroppo è stato trascinato, diciamo, applica un metodo, una teoria che si chiama della madre perversa e la teoria del pedofilo”.…La domanda che mi sale è: come può la madre aver “capito” quelle cose? Non aveva mai partecipato a un seminario. Il marito non si era accorto di nulla. Il figlio non gliene aveva parlato, come conferma il padre che dice “non sapevo di che cosa si trattava. Quando ho detto che cos’è, che cos’è? “E’ inutile che ti spiego …, vieni, vieni”. Quindi dove ha sentito parlare di teoria della madre perversa e del pedofilo? Evidentemente questa donna ha “capito” ciò le è stato spiegato. Possiamo domandarci da chi. E su che basi.
Come dice Pietro, è da vedere quali sono i cervelli lavati e da chi.

lunedì 16 marzo 2009

Arkéon e la patente di esperto

Post originario: su "Pietro Bono blogspot"
http://pietrobono.blogspot.com/2009/03/arkeon-e-la-patente-di-esperto.html

Dei tanti temi che tu sollevi, mi soffermo su uno: la “patente” di specialista che alcune persone hanno vantato per poter poi sostenere che Arkéon fosse una “psico-setta”.
E’ un tema rilevante perché tutta la vicenda nasce lì. Le decine di articoli che hai riportato non fanno che rimbalzare la stessa notizia originaria, con le stesse parole e senza mai verificare alcunché.
Le relazioni stesse della Digos non fanno che riportare asserzioni e terminologia certo non proprie della Digos ma da questa fatte proprie.
Il Codacons ha preso una posizione sulla base delle asserzioni della Tinelli. Le numerose trasmissioni TV su Arkéon hanno sempre chiamato come “esperta” la d.ssa Tinelli.
Si dirà “ma ci sono le testimonianze delle vittime”. Addirittura sarebbero centinaia. In effetti, premesso che le uniche identificabili in TV o sui forum sono sempre delle stesse tre persone, il punto non cambia: per la legge è un tribunale che valuta il valore delle testimonianze.
Qui un tribunale non c’è ancora ma c’è solo la procura di Bari. Di cui la d.ssa Tinelli vanta di essere consulente. Allora sarebbe interessante capire quali sono gli elementi che ha in mano la d.ssa Tinelli per trarre simili conclusioni. Da quello che si è visto finora, niente.
L’unico suo documento pubblico ad oggi sul caso Arkéon è la relazione al convegno della Fecris, nella quale si dice in sostanza “so cose terribili” che però non vengono dette. E nella quale spicca la perla della “Teoria del Padre Pedofilo”, che per un percorso intitolato “La Via del Padre” dovrebbe essere un ossimoro evidente persino alla Tinelli.
Se dopo addirittura dieci anni di indagini questa è l’attendibilità, auguri! Per concludere vorrei ricordare che sul merito di questa vicenda, purtroppo, nessun soggetto terzo può esprimere una parola “informata”: stava provando a farlo la Di Marzio quando le è stato impedito.
Tuttavia diverse persone note nell’ambiente della psicologia nazionale si sono espresse sulle modalità adottate dal Cesap, sulla solidità dei concetti teorici da questi propugnati, sulla sua credibilità. Parliamo di persone diverse per orientamenti e idee come DiMarzio, Martini, Introvigne, Aletti.
E’ curioso che di fronte all’ambiente dei pari la d.ssa Tinelli non abbia ritenuto di dare risposte documentate: ha preferito affidare le sue ragioni alla televisione, ai giornali, alla procura.
Ognuno giudichi da sé.

lunedì 12 gennaio 2009

Arkeon, Allarme Scientology e il mondo anticult (4)

Pos originario: su Firs"
http://groups.google.it/group/free.it.religioni.scientology/browse_thread/thread/7f17d10cf4c3a52a/eccdfb10a5274158?hl=it&


Mi aspettavo che post come il mio ultimo o quelli di Pietro potessero apparire “fuori contesto”. Personalmente, tuttavia, ritengo che quanto sto cercando di sollevare sia molto meno astratto di quanto appaia ad alcuni. Per cui mi prenderò la libertà di insistere, cercando di essere più chiaro e meno “metaforico” se ci riesco.

Martini ha aperto questo thread per parlare delle ragioni della chiusura di AS.
Specificando che non hanno a che vedere con Scientology.
Che non hanno a che vedere con Gardini, Psiche, Sotgia, o altri
Chiarendo che il problema ha a che vedere con il mondo antisette italiano.

La soluzione a questo problema proposta da Articolo 21, in estrema sintesi, è:
"c'è solo da buttare fuori dal movimento anti-sette le persone poco serie - sulla base non di regole strane, ma di quelle della società civile -, iniziare ad accettare che salvo alcuni casi estremi e alcuni casi complessi (Scientology) questa emergenza sette non c'è. E poi rimboccarsi le maniche, studiare, e discutere. Ma finché la FECRIS non batte ciglio davanti a certi comportamenti - da espulsione immediata- finché certi comportamenti non sono
sanzionati, finché non si prendono alcune posizioni minime e conformi al mondo civile, è aria fritta"
.

In linea di principio sono d’accordo. E’ la soluzione istituzionale, quella dell’etica pubblica, della responsabilità. Ricordo che fu Pietro per primo a scrivere alla Fecris tentando questa via e chiedendo una sorta di arbitrato.
Purtroppo questa sì, allo stato dell’arte, mi sembra una soluzione piuttosto “metaforica”. Chi butta fuori chi? Il movimento antisette si è già espresso a maggioranza attraverso lo strumento del silenzio pubblico, isolando la DiMarzio e Martini fino a favorirne l’auto-allontanamento. Questo peraltro non è affatto un risultato imprevisto: già la famosa lettera di dimissioni inviata a suo tempo da Amitrani al GRIS (riportata da Martinez) indicava come le modalità di gestione interna adottate allora in quell’associazione avrebbero portato nel tempo ad un progressivo allontanamento delle figure più libere e valide, come in effetti è stato, segnando un modello poi ripetuto nello stesso Cesap, come già ricordato da Bono. Non stiamo quindi assistendo ad altro che al fruttificare di un seme posto anni fa, che cresce in un humus ben preciso e con una “scuola” ben precisa.

Ecco perché il mio interesse è nell'affiancare a questa via istituzionale un’altra via, che io chiamo individuale e che è l’oggetto di quanto sto provando a scrivere in questo NG.

Quando Ribelle mi chiede:"Davvero non vedi quanto cozzano le visioni personali di queste persone? Davvero non ti rendi conto di quanta influenza hanno le personali motivazioni esistenziali? E secondo te il casino su questo NG da COSA è saltato fuori?" rispondo che è proprio perché lo vedo e lo capisco che scrivo ciò che scrivo.
Com’è possibile che motivazioni e visioni personali blocchino UN INTERO AMBIENTE, incapace di darsi un’azione collettiva per riunire le forze e una rappresentanza collettiva non autoconflittuale? Com’è possibile che situazioni personali non trovino alcun argine collettivo, che non ci si sappia dare una soluzione istituzionale simile a quella di tanti altri (ordine, titoli, associazioni, etc..)? Davvero si crede che il problema sia la Tinelli e che basti “sbatterla fuori” per risolvere? E allora perché non avviene e invece ne nasce una lotta tra antisette dove “volano gli stracci”?
Secondo il mio modesto parere, il limite è in un approccio e una mentalità molto radicati in questo mondo, che – a dispetto del razionalismo spesso invocato - impedisce il dialogo e il cambiamento. E che consiste nel mettere sempre in discussione l’altro e mai se stesso. E’ il punto che tocca Ribelle60 quando dice che “lavare i panni sporchi insieme è praticamente impossibile. Questo richiede una disponibilità quasi totale a mettersi in discussione”.

Il racconto della DiMarzio è molto chiaro su come lei provò a porre delle domande all’interno del GRIS per comprendere e confrontarsi su cose che non condivideva, senza poi averne risposte. L’esperienza di Martini sembra molto simile. Il Cesap è ai ferri corti con l’Asaap e con il Cesap Friuli. La stessa Odivelli nei sui interventi commenti riportati sul blog della DiMarzio, pur mostrando una grande generosità nell’esporsi chiaramente e nel rompere un gelido muro di silenzio (cosa per la quale la stimo molto), mostra a mio modo di vedere un grande imbarazzo nel tenere il punto, rifugiandosi in risposte di metodo per non entrare nel merito.
La sensazione è che in questo mondo, come diceva bene Articolo21, si vive col terrore di essere “scavalcati a sinistra”. Il rischio di apparire un “settarolo” in un mondo di tanti ex “settaroli” è così alto che diventa pericolosissimo mostrare dubbi, quasi impossibile cambiare idea e dialogare con chi è generalmente considerato il nemico. Chi lo fa viene ripagato con l’isolamento e l’accusa di apostatsia.
E’ un mondo chiuso.

La Di Marzio ha pagato con l’isolamento l’aver posto dei dubbi, l’essersi mostrata possibilista in alcuni casi e come tale debole verso il male da abbattere. Ma credo che attraverso quell’isolamento abbia scoperto una via da uscita da quel mondo chiuso, si sia liberata di tanti pesi morti e abbia cominciato a lavorare ad un altro livello, con un altro spessore e anche con altre responsabilità. Quando parli con persone ad alto livello non puoi portare i fax della Digos, gli articoli di giornale o le trasmissioni tv scandalistiche, ma devi portare studio, approfondimento, risultati tangibili, validati da una comunità scientifica.

Personalmente, da quel che leggo (e mi perdoni se la tiro in ballo facendone una esegesi del pensiero non richiesta né autorizzata né probabilmente gradita), credo che Martini stia “dialogando” con questo silenzio, col costo e il dolore di lasciare quello che è stato il suo mondo per tanti anni e che oggi scopre averle chiesto tutto senza darle nulla, addirittura “tradendone lo spirito”, e stia cercando di capire se aldilà c’è altro, se fuori dal mondo chiuso c’è vita, se Introvigne è davvero il diavolo e (se anche fosse) se a volte non sia meglio parlare col diavolo e magari crescere sfidandolo piuttosto che rimanere piccoli ignorandolo e dialogando con la “perpetua”. E credo che non sia la sola a chiederselo.

E’ chiaro che affrontare queste domande vuol dire rivedere tutta la strada che ho fatto, riscoprendo errori commessi, aiuti maldati, pregiudizi gratuiti e proiezioni irrisolte, quello che Martini stessa ha chiamato “girare i cannoni i di 180 gradi senza aver smesso di sparare le stesse munizioni”.

Credo che i tasselli della DiMarzio, che certo non vogliono essere un contributo scientifico, siano invece un aiuto prezioso per chi – come forse Martini – si sta trovando a esplorare quel vuoto. Prezioso perché non spiega il giusto o lo sbagliato degli altri, ma espone le domande e le risposte che lei ha dovuto e saputo trovare per sé, rendendo accessibile a chi la cerchi una strada possibile e facendo sentire chi ha deciso di “diventare adulto” meno solo in questo passaggio. In Arkeon lo chiamavamo “mostrare la strada percorrendola”.

Io non credo che, con alcune eccezioni, le tante parti in causa in questa querelle siano in mala fede e da sbattere fuori da qualcosa. Credo che ci sia un livello molto alto di arroccamento su se stessi, di paura di cambiare, e un senso molto forte di isolamento ed abbandono che viene dall’ambiente per coloro che mostrano di cambiare. Come mostra, mi sia permesso, il diffuso fraintendimento della propria decisione che Martini ha lamentato da parte di questo forum che pure la conosce la ospita e la rispetta da anni.

Allora, per non essere metaforico: sto scrivendo a chi nel mondo antisette sente la carica distruttiva e autodistruttiva che tale mondo sta coltivando e gli equilibrismi vuoti che custodisce; che sente che forse non è per questo che ha lavorato e rischiato; li sto invitando a un atto di coraggio, a fare un passo avanti nel condividere il proprio dubbio, il proprio cambiamento, come ha fatto la DiMarzio, rischiando l’ostracismo; a provare a dialogare con i propri pari che abbiano una ricerca “integra”, anche se diversa e magari contrastante. Non in nome di Arkéon o di alcun altro gruppo, ma della propria scelta personale; a mettersi insieme; a creare la propria Fecris se quella attuale non ha la schiena dritta per assumersi il duro compito di curare se stessa; a non perdere tempo a sbattere fuori qualcuno, ma a prendere la propria strada facendo un lavoro pulito con chi lo vuol fare, lasciando le beghe di potere e visibilità a chi non ha di meglio.
Le persone e le istituzioni valuteranno da sole dov’è la qualità.

giovedì 30 ottobre 2008

Cesap: pacificazione o radicalizzazione?

Post originario: su "Parliamo del Cesap"
http://groups.google.it/group/parliamo-del-cesap-bari/browse_frm/thread/bca62768e65a2883

Un altro aspetto rilevante della questione è comprendere quali siano le modalità attivate dal Cesap-Noci, per come sono desumibili da atti e documenti pubblici, se cioè esse siano tali da promuovere una pacificazione tra le parti, una guarigione delle ferite, o se invece tendano a radicalizzare le divisioni.
Preciso che questo non ha nulla a che vedere con la valutazione di verità e/o gravità dei fatti eventualmente contestati tra le parti. La definizione della verità giudiziaria compete infatti alla magistratura e, quand'anche si fosse in presenza di reati, non sarebbe la verità giudiziaria (un volta sancita) a pacificare “carnefici e vittime”, ma la comprensione e la rielaborazione dei fatti. Soprattutto, se si considera che in realtà collettive quasi mai tutte le persone da una parte sono vittime e tutte quelle dall’altra sono carnefici, è utile cercare e trovare un punto di dialogo e comprensione tra le persone in posizioni intermedie, che aiuti tutti a “comprendere”.
Sotto questo profilo una tentazione pericolosa è quella di praticare la tattica “terra bruciata”, consistente nel segnalare il rischio setta – prima di qualunque pronunciamento di un tribunale, ma solo sulla base delle proprie convinzioni – a datori di lavoro, vicini di casa, scuole e alberghi (per chi organizza eventi). Obiettivo dichiarato: evitare che in attesa di un eventuale pronunciamento definitivo di un tribunale altre vittime si producano.
Le persone che hanno frequentato seminari di Arkéon hanno fatto esperienza diretta di questa pratica, sia come individui che come gruppo. A questo proposito, tuttavia, desidero citare il caso di un altro gruppo che non conosco, trovato sul sito del Cesap-Noci dove trovo il seguente scambio.
(http://www.cesap.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1240)
Una persona che contatta il Cesap-Noci dicendo di aver capito che un suo collega fa parte “della setta Armata Bianca” e chiedendo se debba “continuare a tacere o iniziare a mettere in guardia alcune persone”.
La d.ssa Tinelli risponde: “Se lo ritiene, e il continuo 'predicare' del suo collega, la infastidisce, può sicuramente informarne il vostro datore di lavoro. E, sempre se lo ritiene, può parlare delle sue perplessità e delle prove che ha, con le sue colleghe, affinché consapevoli, possano poi scegliere di continuare ad ascoltare ancora oppure no”.
Ripeto, non conosco il gruppo e non è questo il punto. Il punto è il metodo. Rispetto a ciò, posso comprendere – se si ritiene di avere a che fare con una setta - l’intenzione di allertare le persone su possibili rischi, per evitare che in attesa di un eventuale pronunciamento definitivo di un tribunale altre vittime si producano: ciò può essere fatto con l’informazione e, in questo senso, posso comprendere l’invito a parlare ai colleghi dando una visione diversa, con cui essi possano confrontarsi per decidere più informati Ciò che trovo incomprensibile e inquietante è l'invito a parlare al datore di lavoro. Cosa dovrebbe fare? Licenziarlo? Riprenderlo? Fare mobbing? E’ questo il modo in cui la psicologia suggerisce di affrontare un possibile conflitto interpersonale nell’ambito lavorativo? E il paradosso è che non viene suggerito come extrema ratio, ma come primo passo: prima dillo al capo, poi se non basta dillo ai colleghi.
Non so come spiegare un simile atteggiamento: incompetenza, che porta a sottovalutare o non vedere affatto i rischi di un simile atteggiamento? Spregiudicatezza, che porta a trovare accettabili tali rischi perché il fine giustifica il mezzo? Arroganza, che porta ad agire prima di confrontarmi con altri perché sono certo di non sbagliarmi?

mercoledì 29 ottobre 2008

Cesap: centro studi o associazione anticult?

Post originario: su "Parliamo del Cesap"
http://groups.google.it/group/parliamo-del-cesap-bari/browse_frm/thread/60f271c402a6bac0


Apro questo thread perché un primo passo per chiarire la vicenda Cesap-Noci è chiarire la natura di questa associazione. E’ mia opinione – ma credo non solo mia – che il Cesap non sia in effetti un “centro studi” bensì una associazione “anti-cult”, in cui assume un ruolo rilevante la componente degli ex-membri dei gruppi studiati.

Ciò in sé non ha nulla di negativo, tuttavia ha un significato molto importante alla luce del ruolo giocato dal Cesap-Noci in tante vicende, a partire da quella di Arkeon di mia diretta esperienza.
L’autorevolezza che di solito si riconosce ad un centro studi è basata infatti sulla competenza, mostrata dalle sue ricerche e riconosciuta dal mondo accademico dei pari, nonché sulla neutralità rispetto ai giudizi di valore e sull’assenza di conflitti di interesse che tipicamente caratterizzano un approccio scientifico. Per contro un’associazione “anti-qualcosa” non ha in quanto tale queste caratteristiche: non la competenza, non la neutralità di giudizio, non l’assenza di conflitti di interesse.
Capire quale di questi due profili descriva meglio il Cersap-Noci è quindi importante per capire il valore da dare agli interventi del suo Presidente - la d.ssa Tinelli - sulla stampa, sulla TV, financo presso la Procura di Bari di cui sembra capire sia o sia stata consulente. Ruoli rispetto ai quali il Cesap-Noci si accredita come esperto e studioso di sette, con ciò garantendo la propria attendibilità.

Vediamo allora i fatti.

1. Nel sito del Cesap alla sezione “documenti e studi” si trovano traduzioni non ufficiali di testi stranieri, testimonianze di ex membri di gruppi, contributi di osservatori e/o associazioni, ma nessuno studio pubblicato su una rivista ufficiale di psicologia, sociologia o simili, nulla che aiuti a capire se si tratta dell’opinione di qualcuno o di studi.
(http://www.cesap.net/index.php?option=com_content&task=section&id=37&Itemid=58)

2. Sul sito della stessa D.ssa Tinelli risultano pochi documenti, datati e apparsi su riviste di modesto livello. In particolare i più recenti sono due documenti del 2003 relativi ad una mostra sull’esoterismo (sembrerebbero auto-pubblicazioni) e tre documenti del 2000 pubblicati sul Gazzettino di Noci (!). Nessun documento è peraltro scaricabile.

3. Sempre in tema di accreditamento, colpisce che nella sezione del sito “Dicono di noi” non vengano riportate pubblicazioni o pareri di altri gruppi di studio, bensì alcuni articoli di stampa che – su casi di cronaca lanciati dallo stesso Cesap – citano le parole della d.ssa Tinelli come esperta in materia. Insomma l’interlocutore è più il pubblico che la scienza, cosa che getta un po’ di luce sul perché un ente che dovrebbe trattare in maniera attenta vicende così delicate si muova invece con tamburi e fanfare. (http://www.cesap.net/index.php?option=com_content&task=blogcategory&id=271&Itemid=249)

4. La natura di associazione anti-cult del Cesap è ulteriormente confermato da suo stesso sito. Aldilà di alcune modalità di sollecitazione della collaborazione (“Cesap wants you”, “Sei pronto per l’arena”, http://www.cesap.net/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1) che certo non suggeriscono l’atmosfera pacata della biblioteca, colpisce la sollecitazione a costituirsi parte civile nell’eventuale processo contro alcuni maestri del metodo Arkeon
(http://www.cesap.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1210&Itemid=47).
L’azione, che in sé non ha nulla di criticabile, appare quantomeno poco consona ad un centro studi, che in tal modo prende chiaramente le parti. Tanto più ciò appare strano se si considera che il Cesap a tal fine si fa direttamente promotore dell’azione collettiva promuovendola e mettendo a disposizione un pool di avvocati, come farebbe un’associazione dei consumatori o – appunto – un’associazione anti-cult.

5. Per concludere, sembra contraddittorio che un’associazione che sulla propria homepage dichiara di voler “promuovere la collaborazione tra le varie associazioni o gruppi di studio a livello nazionale ed internazionale sui fenomeni di abuso psicologico” sia entrata in pochi anni in conflitto con almeno 3 associazioni e/o professioniste attive nello stesso ambito: l’assap (http://www.asaap.org/documenti/cesap.pdf),il Cesap-Friuli (http://www.cesap-friuli.net/node/89, http://www.cesap.net/index.php?option=com_content&task=view&id=990&Itemid=59) e la d.ssa DiMarzio (http://www.cesap.net/index.php?option=com_joomlaboard&Itemid=34&func=view&id=4135&catid=26&limit=6&limitstart=30).
Alla prossima

lunedì 27 ottobre 2008

Richiesta di oscuramento del sito del Cesap

Post originario: su "Parliamo del Cesap"
http://groups.google.it/group/parliamo-del-cesap-bari/browse_frm/thread/8a9cddf0a137a26e/511dde66a8f2b8ac#511dde66a8f2b8ac

Salve a tutti.
Ci sarà molto da dire su questo argomento.
Per ora mi limito ad un dettaglio.

Relativamente alla motivazione del Giudice Salvatore certamente lascia allibiti la prefigurazione di un giudizio di merito da parte di un giudice non incaricato in tal senso: "l'informazione resa (...) è altamente meritoria in questo idonea e prevenire gli effetti di un'impropria attività psicoterapeutica svolta da operatori privi di qualificazione professionale" ...e il giudice che dovrà valutare del rinvio a giudizio (quando verrà richiesto) che ci sta a fare?

Ma trovo ancora più grottesco e "sgomentevole" il commento associato: "non rappresentando certamente frutto di casualità l'intervento di un'associazione, quale il Codacons, unanimemente riconosciuta come una delle associazioni più rappresentative operante nella materia della tutela del c^nsease, nelle diverse accezioni in cui quest'ultimo può essere inteso".
Che significa? Non si è mai visto un giudice che dica "sai, se l'ha detto quello là vorrà ben dire qualcosa!" E' purtroppo noto che la pressione dell'opinione pubblica influenza le decisioni dei giudici, come purtroppo ha dimostrato la vicenda dei fratellini di Gravina proprio a Bari... ma mai ho sentito un giudice rivendicarlo, dicendo in una sentenza che anche nella società civile alcuni portatori di interessi condividono il suo pensiero.

Se così stanno le cose, si comprende perchè un ente, che - da ragione sociale - dovrebbe studiare i fenomeni ed aiutare le persone, non pubblichi uno studio da anni ma sia invece assiduamente presente sui media.

lunedì 30 giugno 2008

Arkeon: le vittime, la proiezione, l'informazione

Post originario: su "Parliamo di Arkéon"
http://groups.google.it/group/parliamo-di-arkeon/browse_frm/thread/b8f838bdd16ef3ab/be68982eb0052ee6#be68982eb0052ee6

Intervengo sul tema dell' "ascolto delle vittime".
Proverò a ripetere quanto è già stato detto da tanti decine di volte.

Fino alla prima famosa trasmissione su canale 5 con Maurizio Costanzo, nessuno di Arkéon aveva conoscenza di accuse, presunti crimini o disagi profondi come quelli lamentati da qualcuno sul cesap. Nessuno conosceva la Tinelli o il Cesap. Nessuno conosceva la persona che testimoniava in quella trasmissione, se non gli allievi del maestro che lei aveva frequentato e pochi conoscevano Carlo (chi frequentava i seminari del suo maestro, chi lo aveva incontrato in qualche intensivo).
Questo per un semplice motivo: nessuno era mai venuto a parlare di nulla nei cerchi nè con il Comitato Etico (che già esisteva da alcuni anni). Nessuno ha fatto quanto Psiche dice di aver fatto - giustamente - rispetto al Gruemp, cioè andare dal diretto interessato. Viceversa la prima richiesta di chiarimenti è stata fatta in TV. Addirittura la stessa Tinelli, in non so più quale trasmissione (credo Striscia), dice che era da dieci anni che ci stava addosso..senza mai aver chiesto un chiarimento.

La cosa non è da poco. Chiedere chiarimenti vuol dire ammettere ancora - nonostante i dubbi - che ci possa essere una buona fede dall'altra parte, che errori possano esserci stati ma imputabili a singoli e non a un sistema...e se non arrivano i chiarimenti allora il giudizio cambia e il sospetto comincia a farsi sostanza. Non farlo, o farlo in TV e sui giornali, vuol dire l'opposto, vuol dire che non c'è il tenativo di capire più a fondo bensì un giudizio già fatto. Da un singolo cittadino si può capire, da chi si accredita come professionista, dirige un gruppo che si fa chiamare centro studi e sceglie di occuparsi di materia tanto delicata, NO. Come dice spesso Alessia ("a occuparsi di certe cose è facile ci scappi il morto, da chi ha una laurea ci si apsetterebbe più rigore") vale a maggior ragione in questo caso.

Fatta questa premessa, successivamente a tutto questo fu chiesto conto al maestro in questione e fu organizzato anche un incontro libero con tutti i suoi allievi per dare loro modo di dire ciò che volevano. Si noti che in tanti anni nessuno di quegli allievi aveva mai detto nulla, ecco perchè nessuno sapeva nulla. Può essere utile comprendere che - pur essendo libertà di ciascuno frequentare i seminari di qualunque maestro - era comune per molti frequentare solo il proprio maestro originario. Proprio negli ultimi anni si stavano creando eventi e occasioni comuni per consentire agli allievi di diversi maestri di conoscersi e scambiare esperienze.

Voglio aggiungere un'osservazione. In un passaggio, Psiche cita il caso del maestro accusato dello schiaffo, dato secondo lei perchè "Unocometanti" non avrebbe portato proseliti. In realtà quel gesto (su cui non mi esprimo perchè non c'ero) era stato dovuto ad altri motivi - credo riportati sul Cesap stesso da Unoconmetanti - e cioè come una "sveglia" rispetto al suo vissuto personale. Il problema del pretendere di portare proseliti mi sembra di capire appartenesse al Gruemp e alla esperienza di Psiche. Sempre lei e sempre sullo stesso caso cita il bacio in bocca che lui avrebbe dovuto dare a sua madre. Anche qui la semplificazione o la confusione fanno danno: da nessuna parte è mai stato detto che a unocometanti fosse stato detto di andare dalla madre a baciarla in bocca, anche perchè così non è. Sempre lei, ma anche tanti altri, hanno poi citato il fatto della coppia che aveva aborito al 9° mese stravolgendolo totalmente, e qui per una volta ci sono le parole dei diretti interessati sul Cesap che proprio agli inizi hanno direttamente condiviso il senso di questa vicenda, poi ripresa e stravolta in maniera rivoltante.
Il punto è che tante persone come Psiche, arrabbiate con A, intervengono su B di cui non sanno nulla ma che gli sembra simile, rilanciando sui forum cose sentite di terza mano, così che una frase magari vera viene progressivamente distorta e ripetuta sempre aggravandola creando leggende metropolitane....e a furia di ripeterla una scemenza diventa una verità.
Rispetto a questo anche il mio giudizio sull'utilità di questi forum è negativo, per cui cerco di scriverci il meno possibile: non tanto perchè sia un discorso tra sordi (che ci sta) ma perchè è un discorso fatto sul niente, in cui ci si accapiglia a dire, smentire o precisare cose di cui il 98% dei foristi non sa nulla.
Mi metto nei panni degli osservatori terzi (alessia, iiliael, etc..) e capisco la difficoltà di orientarsi. L'unico modo reale sarebbe fare quello che ha cercato di fare la Di Marzio, cioè andare a parlare con le persone. Quello che voglio aggiungere - e qui concludo - è che la rifelssione richiesta spesso da Alessia è in corso dal giorno di quella trasmissione su Canale 5. Io personalmente come molti altri miei amici sono stato male a lungo al solo pensiero che le cose raccontate sul Cesap potessero essere accadute nei cerchi: perchè a prescindere dai fatti contestati (su cui parlerà il tribunale) fa parte di noi e del nostro meodo di viverere domandarci sempre "perchè è successo, da cosa nasce".
Una cosa è chiara: che visto l'uso rivoltante che è stato fatto di ogni condivisione offerta nei forum, non sarà certo questo il contesto in cui poter condividere questa riflessione.

martedì 24 giugno 2008

Arkeon e la voce della ferita

Post originario:
http://groups.google.it/group/parliamo-di-arkeon/browse_frm/thread/ab7b0b173cfa2dd1?hl=it#

On 21 Giu, 00:42, articolo21 wrote: " Lasciamo qui perdere Arkeon. Io credo che il DOVERE di un padre (ma anche di una madre) sia di ascoltare i propri figli. Non c'è partita, orto, playstation o altro che tenga. I padri (come le madri) devono essere strappati dalla loro tranquillità e dal loro equilibrio per ascoltare, consolare e aiutare a rimediare al dolore dei figli".

Caro articolo21, quando ho letto queste tue righe mi sono inchiodato. Mi sono sentito a disagio, se mi passi il termine. Ho provato a capire se ero d’accordo o se non lo ero, ma presto ho compreso che per me non era quello il punto. Il punto era altro.
All’atto di scegliere la mia strada nella vita, ho cominciato a definire cosa volevo e cosa no, guardando a quelli che ritenevo errori altrui per non ripeterli. In quel tempo (molto prossimo, a dire il vero) avrei concordato con te: ci sono doveri scomodi, di cui ci si deve assumere la responsabilità.
Oggi non è cambiata la risposta, ma la domanda.
Non “qual è il dovere delle persone?” ma “qual’è la mia scelta?”

Se come figlio posso ascoltare la mia ferita per tutte le volte in cui mio padre non ha voluto o saputo vedere, come uomo posso provare a comprendere i motivi delle scelte mio padre, le sue paure e le difficoltà, che domani potrebbero essere le mie come padre. Se dentro di me posso scegliere e riconoscere come MIO dovere quello di ascoltare i figli, nella relazione con l’altro posso SCEGLIERE il dialogo e l’ascolto (è chiaro che se non c’è altrettanto dall’altra parte, anzi c’è slealtà e manipolazione, tra di noi dovrò porre dei limiti o trarre delle conseguenze....ma questo ascolto lo potrò coltivare dentro di me).
Per essere più chiaro, in quel DOVERE che hai scritto a caratteri cubitali ho risentito la rabbia con cui misi di fronte a mio padre le sue indaguatezze (quelle che io giudico tali)..e ho provato il dolore di vederla come un piccolo muro che si alza e che si sostituisce ai vecchi muri...l'incapacità di comprendere il mio dolore e la necessità di sgravarmene trasfromandolo nel suo. Mentre la MIA SCELTA mi porta anche ad adempiere un MIO DOVERE, la disamina dei DOVERI ALTRUI non fa che rimproverare le scelte altrui…e io, oltre a non poter giudicare le scelte altrui, soprattutto non posso cambiarle.

Mi interrogo spesso su come sia stato possibile che una marea di questo tipo montasse contro Arkéon. Non tanto per le accuse di poche persone che verranno vagliate in tribunale, quanto per l'assenza di tante persone che si sono dileguate nel silenzio e nel dubbio. E credo che quanto sto dicendo ne abbia avuto una certa parte.
Ho sentito per un certo tempo nei seminari quest’aria di “giusto e sbagliato”. E’ una cosa che porta rapidamente al concetto di “male minore” o di “male necessario”. Questo ha generato il senso di giudizio o di distanza che alcuni hanno condiviso. I figli che andavano a casa a fare la ramanzina ai genitori. Come io ho fatto, tanto per capirci. Sinceramente non ritrovo questo nelle parole di Vito: ricordo anzi lucidamente quanto spesso parlava del “padre” o della “madre” come figure archetipiche, che trovano espressione in ciascuno di noi ma che non sono il padre e la madre reali. Del comprendere le dinamiche per superarle, non per rinfacciarle. Ma Persino Gesù (mi si passi il paragone) parlava di regno celeste e tutti capivano il regno terreno.

Ora che da due anni vedo i frutti del “dialogo secondo winnicott” sviluppato dalla Tinelli, ancor più mi convinco di come il disagio nel lavorare su se stessi porti alla crudeltà verso gli altri, perché siano loro a cambiare.

In fondo, se ci penso bene, anche qui abbiamo scoperto l’acqua calda: il perdono cristiano cos’altro è, se non questo? Comprendere la relazione tra la mia ferita e la tua ferita, non dimenticando ma lasciando a dio il giudizio, perché io ha la trave nel mio occhio di cui occuparmi.

p.s. sono certo che quanto detto riflette più l’ombra dei miei comportamenti che il tuo pensiero. Perdonami se ti ho usato come strumento transazionale. Grazie

martedì 6 maggio 2008

Arkeon e quell'ostinato di Galileo

Post originario: su "Firs"
http://groups.google.it/group/free.it.religioni.scientology/browse_frm/thread/605b17b40879d843

Ci sono alcune cose nei post di Ignis che trovo un po' sconcertanti.
In un suo post che apriva una sezione per fare ordine su Arkéon, se non ricordo male, iniziava con un concetto che ha riportato anche in questo thread: "premesso che uno dei fatti assodati è che il metodo è orribile"
...mi sembra una premessa neutra da cui iniziare un confronto...e ponderata, se si pensa che è basata non su un dato noto ma riportato da altri.
Frutto della stessa distrazione mi sembra un concetto come "Se Firs avesse un capo, e un giorno spuntassero 50 iscritti a FIRS a dire che qui si organizzano strani giochi sessuali: primo non direi che è tutto falso ma mi chiederei perchè questi 50 dicono questo, poi darei loro il beneficio del dubbio cioè io non ho visto nulla ma magari loro hanno vissuto qualcosa di diverso" ...nessuno ha mai detto che è tutto falso, si dovrebbe anzi ricordare che due dei maestri indagati sono stati espulsi perchè hanno confermato non allineati con il codice etico interno (che non hanno nulla a che vedere con fatti penalmente rilevanti: in Arkéon non si benda una persona per fare un lavoro a occhi chiusi, perchè il lavoro è basato sulla fiducia e la responsabilità; nè si tagliano simbolicamente le palle a nessuno, è una follia autentica!) inoltre si è provato anche a dialogare: le prime persone che sono intevrenute sul forum del Cesap, che raccontavano una storia drammatica di un aborto al 9 mese e di come avessero trovato nei cerchi il supporto per "tenere botta" sono stati derisi come una "famiglia da mulino bianco"...alla faccia della comprensione per le ferite e il dolore! e nessuno ha detto "scusa, forse stai dicendo una fesseria"...
in sintesi, ciò che non si vuole capire è che al di là di fatti puntuali che nessuno contesta (ma nemmeno conferma, fino a che non lo dice un tribunale), l'unico riferimento al metodo sono i post di Carlo e Tiresia, che a mio giudizio come per Articolo 21 e altri contengono tanta interpretazione, tanta manipolazione o quantomeno tanta soggettività. Il discorso che fai è del tipo: signor Galileo, posto che Tolomeo ci ha provato che la terra è al centro dell'universo, ci faccia capire perchè insiste a voler dire il contrario!

lunedì 5 maggio 2008

Arkeon e i due lati della verità

Post originario: su "Firs"
http://groups.google.it/group/free.it.religioni.scientology/browse_frm/thread/ec82bbbde551871c/c962ece009f70900#c962ece009f70900

On 4 Mag, 23:51, articolo21 wrote: "Cosimo scrive qui su FIRS il suo punto di vista e subito compare su http://www.aduc.it/dyn/dilatua/dila_mostra.php?id=155444 Gli autori si qualificano da soli, e la loro tecnica pure (sito non moderato, dove l'interessato probabilmente non legge e quindi non può ribattere)".
Grazie articolo21, effettivamente non seguo più quel forum da mesi, stanco dei lanci anonimi dispazzatura (purtroppo a volta da ambo le parti) e quindi non avevo letto i post che segnali. Colgo lo spunto di questi atteggiamenti mafiosi non tanto o non solo per chiarire ulteriormente chi sono (cosa che non mi sembra il pezzo forte del nostro critico su aduc) ma per chiarire alcuni aspetti interessanti.
L'essere stato formatore per tribe è consistito in alcuni weekend di affiancamento (io ero un maestro giovane e senza esperienza). E' curioso che mentre l'aver tenuto lezioni all'università da Bari da parte di Vito non sia considerato una cosa rilevante perchè una tantum lo può fare chiunque, l'aver partecipato una tantum a giornate di formazione è considerato "essere ai massimi livelli". Questa non è ossessione, nè paranoia: questa è volgare malafede! Quanto al seminario, se il nostro caro informatore avesse l'abitudine di fare domande invece che affermazioni avrebbe scoperto che ho organizzato non uno ma due seminari, a nessuno dei quali c'è stata partecipazione, neanche alla serata di presentazione.

Ciò su cui vorrei richiamare l'attenzione è questo. Tutti i maestri erano indicati sul sito di Arkéon con nome, cognome, indirizzo email, professione e le date delle loro attività erano riportate sul sito. Anche per questo nessuno di noi sente il bisogno di tutelarsi con pseudonimi, perchè siamo in piazza da prima di tutto quanto è avvenuto. Agitare questa modalità di sospetto è sintomo o di paranoia criminale o di strategica volontà di distruzione. O di entrambe.
Ora queste modalità (ripeto) mafiose, sia nei toni, che nei contenuti che nell'anonimato di questi simpatici internauti, si protraggono da molto tempo. Quando il nostro sito ancora era aperto ogni giorno sul forum del Cesap qualcuno registrava e commentava le variazioni più ridicole attribuendo a tutto significati misteriosi e di grande momento, lanciando sempre segnali di minaccia, di denuncia, con frasi del tipo "abbiamo vostri nomi, sappiamo chi siete, tutti, anche gli organizzatori, la polizia vi verrà a cercare a casa". Alcune di queste persone, per usare un'espressione che ho particolarmente apprezzato, sono "vicini ai vertici del Cesap". E rispetto a questo il moderatore del sito mai è intervenuto (forse una volta ma alla maniera di "state bboni").
Allora torna la domanda. Ma perchè i sostenitori di Arkéon DEVONO accettare come verità intangibile quella contenuta in denunce che non hanno mai letto, relative a fatti di cui non sanno nulla, e i detrattori di Arkéon NON DEVONO accettare che quanto denunciato possa corrispondere a fatti puntuali e non a un sistema? Perchè io DEVO accettare per dogma la buona fede altrui ma nessun altro è chiamato ad ammettere la possibile buona fede di tante persone soddisfatte di Arkéon e cioè che Arkéon non fosse in quanto tale una setta, un metodo di plagio, di abusi etc..? Come posso non farmi domande inquietanti, quando leggo che chi ha subito qualcosa da un maestro non si rifà su quel maestro ma parte lancia in resta contro una realtà (Arkéon) di cui conosce solo quel maestro? Se ci fossero state tante deunuce a tanti singoli maestri, da sola la magistratura avrebbe tratto le conclusioni di una possibile associazione a delinquere. O quando vedo pullulare i post di persone inferocite contro un percorso che loro non hanno mai provato, ma che dai racconti di terzi gli sembra somigliare a quello di che ha coinvolto un loro caro, intervenendo per altro su altri N forum di cose a lui altrettanto sconosciute (parlo di Psiche, se non si è capito, ma anche di altri)? Perchè deve'ssere data per scontata la versione di un genitore che dice "mi hanno rubato il figlio?" senza provare a domandarsi quale possa essere la versione del figlio? Soprattutto quando la lamentela è che da quando fa Arkéon si preoccupa solo della sua nuova famiglia e del lavoro! (avesse detto si droga, picchia i bambini, bestemmia!)
La sensazione in questo è che non si ricerca la verità, ma la punizione. E che nessuno, delle tante persone competenti nel Cesap in base ai tanto richiesti titoli, ha avuto l'accortezza di contenere questa prevedibile reazione, di accompagnare le persone a non sparare a casaccio, di lenire e non esaltare il bisogno di giustizia.
Allora dobbiamo stare qui a parlare davvero di sesso degli angeli, discutendo se sia lecito immaginare che le donne abbiano un'anima o meno mentre le stiamo bruciando sui roghi.

venerdì 2 maggio 2008

Cos'era Arkéon

Post originario: su "Firs"
http://groups.google.it/group/free.it.religioni.scientology/browse_frm/thread/ec82bbbde551871c/c962ece009f70900#c962ece009f70900
Provo a rispondere ad Alessia e ad integrare alcuni punti. Chiedo scusa se non sarò breve.

"Questa tua frase mi è molto piaciuta. Se non altro indica una metariflessione. Credo che questo sentire che tu hai così bene espresso sia il punto in cui molti scientologist si fermano”.
Personalmente non credo c’entri la metariflessione, né che gli scientologist – che non conosco - si fermino ad un certo punto. Più semplicemente credo che ciascuno nella propria vita scelga quello che vuole vedere e quello che non vuole vedere. Credo che la percentuale di ciò che non si vuole vedere sia molto alta per tutti, in tutte le categorie. E credo che tanti percorsi o teorie, così come tante esperienze ricche della vita dal lavoro alla famiglia alla parrocchia, vengano usate più o meno consapevolmente dalle persone non per “vedere di più” ma consolidare quello che già si vedeva, per preservare la propria idea di sé o meglio il proprio equilibrio più o meno precario.
Credo anche che ciascuno sia responsabile delle scelte che fa e le faccia per dei motivi importanti – anche quando sbagliati - che magari nel tempo cambiano. E’ chiaro che chi si prende la responsabilità di accompagnare la ricerca di qualcuno ha anche lui la sua responsabilità, che non può scaricare, ed è altrettanto chiaro che dove ci sono l’inganno e la frode vanno puniti. Ma se non si accetta il presupposto che le persone “scelgono ciò che cercano”, non si capisce da dove nascono le sette: ci si limita a dividere in buono e cattivo e a mettere tutto ciò che non conosciamo non capiamo o non condividiamo sotto il nome setta, lasciando davvero sole le persone che ci cascano dentro.

E’ evidente che accettare questo presupposto ha un costo: accettare che gli altri, magari persone molto vicine e care a noi, possano scegliere strade per noi assurde, senza pretendere di correggerle come con un incapace di intendere e volere; riconoscere che nella mia vita posso aver scelto strade che oggi rifiuto, ma che un tempo rispondevano alle mie esigenze, senza scaricarne la responsabilità su terzi che mi avrebbero manipolato. Altrimenti come prima avevo bisogno di credere che il guru fosse dio, dopo avrò bisogno di credere che mi abbia manipolato; come prima era contro di me chi criticava il guru, oggi sarà contro di me chi non lo critica; come prima rompevo l’anima alle persone perché si facessero un seminario, dopo gliela romperò perché non lo facciano.

"perchè la madre avrebbe una modalità "perversa", e il padre "piccola"? E non viceversa? Qualche attinenza con il seno buono e il seno cattivo teorizzato dalla Klein, o il complesso di edipo teorizzato da Freud ed altri?"
Per come l’ho inteso io, una madre perversa nutre per possedere, un padre piccolo fugge dalla propria responsabilità per mantenersi figlio. Se la domanda è perché gli aggettivi abbiano una diversa “carica morale” sinceramente non lo so…posso immaginare un po’ di proiezioni da parte del maestro uomo che ha coniato questi termini…o posso rispondere che la madre sia perversa non moralmente ma perchè stravolge/perverte la naturale funzione della maternità, mentre il padre sia piccolo perché si riduce appunto in una condizione di figlio (e piccolo sta anche per meschino)…Personalmente però non mi appassiono a queste “dispute intellettuali”, perché si finisce per parlare di ciò che non si conosce, col risultato di solito di sostituire alle proiezioni altrui quelle mie. Quanto alla Klein o Freud, non sono uno psicologo e non ne conosco il pensiero, quindi non saprei proprio che dire.
Quello che voglio dire è invece una cosa che credo più utile al dibattito in corso. E cioè che il lavoro di Arkéon non sottende una teoria della psiche o dell’uomo, come invece suggeriscono Carlo e Tiresia, bensì nasce da un’esperienza condivisa. Nei cerchi le persone condividono le proprie storie e succede che l’esperienza raccontata da qualcuno apre una sequenza di “anch’io, anche a me”: si svela una modalità ricorrente, che posso considerare solo un fatto casuale/ individuale o cui posso attribuire un senso, funzionale/collettivo, nel senso che regola e indirizza la vita di alcune persone tanto più in quanto non riconosciuta. Detto altrimenti, Arkéon non ha una teoria sull’uomo ma una visione sull’uomo: per chi ama parlare di discipline, non è psicologia ma antropologia.
La differenza tra avere una teoria dell’uomo e avere una “visione sull’uomo” è profonda: la prima è un’idea cristallizzata come quella descritta (male) da Tiresia, la seconda è un’esperienza che cambia e come tale non è totalizzante né definitiva. In questo senso se il lavoro è partito da madre perversa e padre saggio invece che dal contrario è perché le prime cose che anni fa molte persone hanno condiviso nei cerchi erano il dolore della relazione con la madre (spesso erano le stesse madri a dirlo rispetto ai propri figli) e la rabbia nel vedere padri di valore totalmente cancellati in famiglia: cose purtroppo tanto ricorrenti da apparire banali. Ed è stato un dono, cui ho assistito personalmente, vedere ad un certo punto le stesse persone condividere di aver toccato con mano l’altra metà della medaglia, lo spessore delle madri criticate e l’inconsistenza di padri saggi a parole ma vacui nei fatti.
E’ esperienza comune di chi vuole vedere più in profondità in se stesso dover iniziare dall’ombra che si è sempre rimossa e solo dopo, da questo piano di verità, confronta con la propria bellezza. E dire “bella scoperta, c’è sempre stato” non significa nulla: dire ti amo non negando le ferite ma riconoscendole è ben diverso. E’ ciò che la chiesa chiama “carità”.
La riflessione su queste cose può essere interessante o banale, ma se fosse stato tutto lì credo che nessuno di noi sarebbe andato ad Arkéon: sapere perché ho paura delle capriole, non vuol dire riuscire a farle. Ciò che io come altri cercavamo era l’esperienza. Ad un livello CHE POSSO SCEGLIERE. Molti hanno lavorato per anni semplicemente guardando padri parlare coi figli o mariti con le mogli, toccandone dentro di sè tutto il desiderio, la nostalgia e il valore. Altri hanno scelto in prima persona quest’incontro con l’altro e con se stessi. Sono pronto a fare una scommessa: chiedete ai frequentanti di Arkéon di descrivervi “il lavoro” e cosa è più importante…vi diranno il cerchio, le persone, le condivisioni…non Vito, le “teorie”, gli esercizi.

"Arkeon lavora sull'uomo certo, ma credo che lavori soprattutto sulla psiche (spirito, anima o chiamala come vuoi) dell'uomo per apportare quei cambiamenti di atteggiamento verso la vita di cui anche tu parli. Il dialogo di cui parli mi sembra soprattutto un dialogo interiore sul tuo aspetto affettivo ed emotivo".
Premesso che vedo una grande differenza tra psiche e anima, e che Arkéon lavora con l’anima e con la carne, contesto che Arkéon voglia “apportare cambiamenti”. Il dialogo interiore è una domanda a cui nessuno dall’esterno dà una risposta…né forse può darla dall’interno. Nessuno nei seminari mi è mai venuto a dire cosa sia ridicolo credere o fare, anzi: come ho già detto tutto nasce da una libera condivisione di qualcuno, che dice ciò che a molti apparirebbe folle o disdicevole e di lì comincia a dipanare la propria vita per trovarne il senso. In tutto questo c’è un grande rispetto per l’uomo in quanto tale e nella capacità di dare senso anche alle esperienze più insensate come via alla verità e alla vita. La Bibbia dice “creato ad immagine e somiglianza di dio”, parla di “redenzione”.

"Da quanto leggo, le critiche contro il metodo Arkéon non sono scoppiate nel 2006, ma molto prima. E' stato fatto qualcosa? Sono state prese sul serio, quelle critiche? Vi sono state esplicitate in modo serio e biettivo? C'è stato dialogo aperto? Si è cercato di capire da che cosa scaturivano?"
Posso parlare per la mia limitata esperienza come maestro, dal 2005 in poi. Che io sappia in questi anni le accuse sono arrivate a partire dal 2006 e direttamente sui siti e in TV, nei modi e nei toni che potete leggere e vedere: in effetti sono arrivate anche lettere anonime di minacce a maestri, allievi, organizzatori ed alberghi, firmate “comitato famiglie vittime di Arkéon” e regolarmente denunciatealle autorità. Non mi risulta che qualcuno abbia contattato Moccia o gli organi della vecchia associazione per segnalare problemi.
Quando anzi, a seguito delle segnalazioni sui siti e delle trasmissioni TV, si è cercato di raccogliere informazioni presso gli allievi dei maestri direttamente interessati – maestri per altro espulsi dall’associazione a seguito di queste verifiche perché non allineati al codice deontologico dei maestri - mi risulta sia stata trovata a lungo una strenua difesa degli stessi. Ma qui riporto cose che non so di persona, quindi valgono quello che valgono. Ciò che so invece, perché in tanti l’abbiamo visto, è che almeno dal 2005 è iniziato un lungo dibattito sulle modalità di lavoro, sulla opportunità di formazione tecnica e accreditamenti formali, sulle modalità organizzative. Lavoro che ha portato a interpellare per pareri diversi enti e organizzazioni competenti per averne una “valutazione” esterna: lavoro in parte svolto ma in parte interrotto dalla tempesta intervenuta, e quindi non pubblico.

"Non voglio essere polemica, ma non ti sembra che questo tipo di lavoro, affidato a persone non formate e inesperte … possa alla fine fare danni su chi ha problemi un po' più seri?...Mi chiedo: voi maestri questo problema ve lo siete mai posto?"
Personalmente non avendo ruoli di rilievo nell’associazione né esperienza, ho posto questa domanda a me stesso: e la risposta è stata che io non mi sentivo pronto per tenere seminari. Non per mancanza di titoli (che non ho) ma di “libertà”: la mia paura di fare le capriole, per restare in metafora, non l’ho superata (ma questo non conta, anzi) ma non l’ho davvero neanche affrontata (e questo conta, eccome). Per quanto riguarda Arkéon, il fatto che Carlo dichiari di essere stato maestro per dieci anni perché “plagiato” (mi si passi il termine rozzo) dimostra che un problema nella selezione dei maestri c’è stato. Purtroppo, essendo lui uno psicoterapeuta, questo mostra anche che la specializzazione non avrebbe dato di per sé ulteriori garanzie. Questo, ci tengo a dirlo, non è né un attacco a Carlo, né una feroce ironia: è una triste constatazione dei fatti.

Tutto ciò aprirebbe un altro capitolo, lungo e complesso, che qui voglio solo accennare: siamo sicuri che l’anima dell’individuo sia monopolio degli psicanalisti? Senza paragoni e senza blasfemie: che gli avrebbero fatto oggi a Gesù Cristo, che si occupava da semplice falegname del vissuto delle persone e degli indemoniati (oggi li chiameremmo psicotici borderline) , che diceva cose inverosimili, che dichiarava legami non con la chiesa ma con dio stesso, che aveva proseliti che avevano lasciato tutto per seguirlo, etc etc… Alla prossima

lunedì 31 marzo 2008

Chi dice che Arkéon è una setta?

Post originario: su "Firs"
http://groups.google.it/group/free.it.religioni.scientology/browse_frm/thread/399db0c8eb9eb73e

Intervengo in questa discussione perché, come frequentatore di Arkéon, vorrei aggiungere un elemento che mi sembra mancante nel vostro dibattito: l'oggetto.
Quando Ignis dice "il problema è che non si capisce chi sono le parti in guerra.. cioè chi davvero appoggia arkeon? ed è legittimo appoggiarlo?" secondo me mette il dito in una piaga molto grossa: cioè che è difficile capire il senso di questa storia paradossale se non si sa nulla dell'oggetto scatenante Arkéon.
La strana guerra "tra due fronti che dovrebbero stare dalla stessa parte" (la lotta alle sette) diventa meno strana se si immagina per un attimo che l'oggetto della lotta non sia affatto una setta, che anzi la lotta riguardi il giudizio - controverso - su un gruppo, che alcuni ritengono una setta e altri no.
Non voglio qui convincervi di nulla. Mi limito a segnalarvi che l'idea che voi, così come molti altri, potete farvi di Arkéon in questo momento è basata solo sul contenuto del forum del Cesap, il cui orientamento credo sia lecito poter mettere in discussione e le cui testimonianze non sono state ancora giudicate in un processo. Qualcosa potrete trovare forse su altri forum come http://www.aduc.it/dyn/dilatua/dila_mostra.php?id=155444 o http://www.02blog.it/post/2025/l’adepta-di-una-psico-setta-si..., dove tuttavia la violenza della discussione ha rapidamente selezionato su entrambi i fronti i foristi più partigiani e "assatanati" (con eccezioni). Una fonte diversa era ovviamente il sito di Arkéon, che però è oscurato. Un'altra era il forum della d.ssa DiMarzio, sul quale pure erano riportate anche testimonianze critiche e contenenti accuse piuttosto gravi nei confronti di Arkéon, ma che adesso è anch'esso chiuso.
Mi sembra che la d.ssa DiMarzio - questa è ovviamente una mia valutazione - stia pagando l'aver accettato di dialogare con ENTRAMBE le parti, per farsi un'idea completa e non precostituita nè in un senso nè nell'altro.
Mi sembra che la chiusura del suo sito e l'inizio di un procedimento di indagine nei suoi confronti suoni come una campana a morto sulla possibilità per ciascuno di voi di potersi fare un'idea diretta e non riportata delle cose: chi avrà il "gusto" di aprire un altro forum sul tema, se non a patto di parlare maggioritariamente male di Arkéon?
In questo modo il dibattito si può spostare sull'unica cosa che ciascuno conosce (le persone) ignorando totalmente ciò di cui quelle persone si interessavano (i fatti): allora io credo alla DiMarzio perché la conosco e la stimo, io invece credo alla Tinelli perché credo a lei e stimo lei ...e il giudizio diventa del tutto soggettivo e preventivo... se non conosco né Arkeon né la DiMarzio, mi affido al racconto di terzi sull'uno e sull'altro, perché mi fido di loro. Sembra Pierino che guarda dal buco della serratura l'amico che guarda dal buco della serratura la mastra che si spoglia.
Il rischio in tutto ciò è di scivolare in errori macroscopici anche se in buona fede, come accade alla sig.ra Gardini, secondo la quale "ad Arkéon era stato fatto divieto di riunione in luogo pubblico, cosa che gli adepti hanno disatteso facendo i soliti rituali con candeline ecc". Un pensiero, questo, che assume già un giudizio di merito sulle persone che partecipano ad Arkeon (gli adepti); che dà per scontata cose che non conosce (i "soliti" rituali); che afferma come dato una semplice voce peraltro non vera (il divieto di riunirsi in luogo pubblico); che lo estende da un oggetto plausibile (i seminari) ad uno non plausibile (l'incontrarsi tout court); e che addirittura finisce per applicarlo ad un'entità astratta (Arkéon) quando al più sarebbe applicabile alle persone indagate (ma come fa qualcuno a proibirmi una cosa se neanche me lo ha detto?).
Nello specifico i seminari di Arkéon non sono sospesi dal Tribunale di Bari, ma sono stati sospesi dai maestri stessi per un'ovvia considerazione di opportunità, e l'incontro tenutosi a Roma e febbraio non era un seminario ma un dibattito sul tema delle sette, come facilmente verificabile dalle videoregistrazioni sequestrate dalla Digos "che chissà perché nessuno cita".
Allora da tutto questo torno alla domanda di Ignis "chi davvero appoggia Arkeon? ed è legittimo appoggiarlo?" e provo a proporvene un'altra: è legittimo conoscere Arkeon? è legittimo parlarne bene fino a che un tribunale non si sia pronunciato? ed è legittimo interrogarsi sui contenuti del forum del Cesap? O sull'operato di un tribunale della Repubblica? Vi ringrazio per l'attenzione

venerdì 9 novembre 2007

Arkeon: il sospetto e la ragione

Post originario:
http://www.aduc.it/dyn/dilatua/dila_mostra.php?id=155444

Caro Pietro
Avevo deciso di smettere di scrivere sui forum, avendo detto quanto avevo da dire.
Ma ti risponderò, per non apparirti doppio come a me appaiono le tue domande.

1. Nei miei post ho detto che “nei seminari cui ho partecipato ho visto certamente anche cose che non condividevo ma mai nulla di penalmente rilevante né di umanamente biasimabile”. Credo sia abbastanza chiaro.

2. Nei miei 7 anni di frequentazione dei seminari ho sentito chiacchiere su alcuni maestri così come su alcuni allievi, come avviene in qualunque gruppo. Ho sentito chiacchiere anche su alcuni ex maestri che scrivono sul Cesap, se è per questo, quando ancora erano nel cerchio: puoi immaginare i contenuti. Ma si trattava di giudizi sulla persona, non sull’operato, e comunque riferiti da terzi su terzi. Ripeto chiacchiere. Quanto a FATTI che mostrassero “cazzate enormi sulla pelle delle persone” non ne ho visti ne sentiti riportare. Forse chi sapeva non ne parlava con me: tu per esempio, non me ne hai mai parlato.

3. Nella mia esperienza degli intensivi (4 o 5 credo) ho visto moltissime persone, io tra queste, trarne più forza interiore ma soprattutto più equilibrio; ho visto l’accesso agli intensivi limitato a chi avesse già fatto un lavoro consistente nei seminari base e volesse andare più in profondità; soprattutto ho visto le persone libere in ogni momento di scegliere se e quali lavori fare, tanto da saltare talora dei pezzi senza mai venire biasimate, anzi.

4. So bene che “molti, senza averne nessuna colpa, hanno avuto ed hanno problemi sul lavoro per la frequentazione di Arkéon”. Questo però è capitato dopo che le trasmissioni TV , adeguatamente imbeccate, hanno fatto di tutta l’erba un fascio. Comunque non mi preoccupo della Polizia o dei Carabinieri, perché loro rispondono alla legge. Mi preoccupo dei datori di lavoro, che minacciano di non confermare contratti temporanei a persone non inquisite; dei vicini di casa, conoscenti e familiari che improvvisamente non ti salutano per strada, parlando dietro di te con altri che nemmeno ti conoscono; mi preoccupo dei compagni di classe dei figli che a scuola non fanno mancare una sana dose di linciaggio morale. Tu ci pensi? Chi parla con le TV o i giornali o sui blog, senza accontentarsi dei tribunali, e magari mette in mezzo vicende personali private secondo te ci pensa? E’ una domanda Pietro: secondo te ci pensa?

Vedi, la tua “militanza” in Arkéon è ben più lunga della mia e ben più profonda, quindi certamente puoi conoscere eventuali limiti di Arkéon meglio di me ma anche distinguerli meglio di me da eventuali capi di imputazione. Il mio giudizio è che invece nei tuoi post tu mescoli allegramente gli uni e gli altri. Me lo confermi tu quando scrivi “Il sospetto è più forte della ragione e dei volti che ho conosciuto”. Il sospetto? Ma parliamo di sospetti o di fatti? Allora onestà per onestà te le faccio io un paio di domande e ti sarei grato se anche tu mi dessi delle risposte chiare.

1. Si è parlato di violenze e abusi sessuali. Tu personalmente ne hai mai visti?
2. Si è parlato di abusi sui minori. Tu personalmente ne hai mai visti?
3. Si è parlato di associazione a delinquere. Tu l’hai mai vista?
4. Si è parlato di setta e in particolare di setta satanica. Tu l’hai vista?
5. Tu hai mai visto maestri fare “cazzate enormi sulla pelle delle persone”?
6. Tu hai visto in Arkéon usare tecniche psicologiche per manipolare e plagiare le persone?
7. In sintesi tu hai mai visto cose che ritieni possano configurare un reato penale?

Te lo dico chiaramente, Pietro: il mio giudizio è che "il tuo sospetto è più forte della ragione e dei volti che hai conosciuto". Che "il tuo dolore è nello scaricare ad altri le tue responsabilità, mi riferisco a Vito e al Direttivo". Che tutto questo tu lo sai benissimo. E che ci hai fatto un bel patto con te stesso, occhio non vede cuore non duole!

Un abbraccio, Pietro, un abbraccio davvero.
Cosimo