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lunedì 13 luglio 2009

Arkeon e il dialogo con gli antisette (3)

Nel mio post "Arkeon e il dialogo con gli antisette (1)" citavo alcune esperienze di dialogo con il mondo antisette e, in particolare, i contatti intercorsi con DiMarzio, Po e Radoani. A seguito del mio post ho ricevuto una email di Simonetta Po che mi chiedeva una parziale rettifica. Con piacere riporto il testo della sua email, apponendo al titolo il numero (1) come auspicio che altri esponenti dell'ambito anti sette vogliano esprimersi su quanto si sta dibattendo.

p.s. in data 16 luglio ho rinominato questo post da "Esempi di dialogo costruttivo 1" a "Arkeon e il dialogo con gli antisette 3"



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Ciao Cosimo.
Stavo leggendo il tuo blog in cui scrivi:"E’ capitato con Simonetta Po di Allarme Scientology, con cui in diversi abbiamo avuto un intenso dibattito su Firs e che pure ha dovuto riconoscere che il suo profondo scetticismo iniziale è stato superato sostanzialmente solo grazie al “principio di autorità”, cioè alla posizione della Di Marzio".
Vorrei specificare che quanto hai scritto è inesatto, e ti pregherei di rettificare. Non ho superato "il mio iniziare scetticismo" in base a un "principio di autorità" dovuto alla posizione di Raffaella di Marzio. Mi spiego: su Arkeon non mi sono mai pronunciata, non avendone gli elementi. Ho sempre e solo detto che dalle descrizioni fatte anche da voi, il percorso poteva essere potenzialmente abusivo per cui c'era da usare molta cautela. Se mai avessi avuto "iniziale scetticismo" sulle persone, invece, questo è stato fugato dalle discussioni avute con voi nei vari luoghi Internet. Le persone che hanno accettato un libero confronto hanno avuto modalità di comunicazione molto lontane dal settarismo che caratterizza diversi gruppi, non ultimi i forum del CeSAP Bari dedicati ad Arkeon.
Se vuoi puoi riportare queste mie frasi sul tuo blog.

Simonetta Po
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Colgo l'occasione per agiungere un pensiero.
Il contatto con Simonetta è nato su internet - e in particolare su Firs - mesi addietro, in occasione dell' intenso scambio di opinioni seguito alla chiusura del sito della DiMarzio prima e alla autochiusura temporanea del sito di Allarme Scientology poi; dialogo che potete ritrovare in questo blog nei quattro post su "Arkeon, Allarme Scientology e il mondo anticult" e in altri post della prima metà del 2008.
Chi volesse rileggere quei post e il relativo dibattito su Firs (con le posizioni delle diverse persone) vedrebbe come effettivamente uno dialogo ci sia stato pur partendo da presupposti piuttosto distanti e come esso abbia prodotto non solo una maggior comprensione, ma anche una qualità di argomentazione che credo apprezzabile.
A titolo di esperimento, provate a confrontare tutto ciò con il tipo di discussione presente sul Cesap e con il tipo di argomentazioni là portate. E provate a vedere come le opinioni della stessa persona - faccio l'esempio di Bono - aldilà dell'accoglienza, su Firs abbiano prodotto un dibattito e sul Cesap un'espulsione. Valutate infine quanto sia rcedibile l'accusa mossa a Simonetta Po - analoga a quella mossa a Raffaella DiMarzio - di essere una fiancheggiatrice di Arkeon.
Tutto questo è un ottimo esempio di quanto dicevo nei miei due ultimi post.

lunedì 12 gennaio 2009

Arkeon, Allarme Scientology e il mondo anticult (4)

Pos originario: su Firs"
http://groups.google.it/group/free.it.religioni.scientology/browse_thread/thread/7f17d10cf4c3a52a/eccdfb10a5274158?hl=it&


Mi aspettavo che post come il mio ultimo o quelli di Pietro potessero apparire “fuori contesto”. Personalmente, tuttavia, ritengo che quanto sto cercando di sollevare sia molto meno astratto di quanto appaia ad alcuni. Per cui mi prenderò la libertà di insistere, cercando di essere più chiaro e meno “metaforico” se ci riesco.

Martini ha aperto questo thread per parlare delle ragioni della chiusura di AS.
Specificando che non hanno a che vedere con Scientology.
Che non hanno a che vedere con Gardini, Psiche, Sotgia, o altri
Chiarendo che il problema ha a che vedere con il mondo antisette italiano.

La soluzione a questo problema proposta da Articolo 21, in estrema sintesi, è:
"c'è solo da buttare fuori dal movimento anti-sette le persone poco serie - sulla base non di regole strane, ma di quelle della società civile -, iniziare ad accettare che salvo alcuni casi estremi e alcuni casi complessi (Scientology) questa emergenza sette non c'è. E poi rimboccarsi le maniche, studiare, e discutere. Ma finché la FECRIS non batte ciglio davanti a certi comportamenti - da espulsione immediata- finché certi comportamenti non sono
sanzionati, finché non si prendono alcune posizioni minime e conformi al mondo civile, è aria fritta"
.

In linea di principio sono d’accordo. E’ la soluzione istituzionale, quella dell’etica pubblica, della responsabilità. Ricordo che fu Pietro per primo a scrivere alla Fecris tentando questa via e chiedendo una sorta di arbitrato.
Purtroppo questa sì, allo stato dell’arte, mi sembra una soluzione piuttosto “metaforica”. Chi butta fuori chi? Il movimento antisette si è già espresso a maggioranza attraverso lo strumento del silenzio pubblico, isolando la DiMarzio e Martini fino a favorirne l’auto-allontanamento. Questo peraltro non è affatto un risultato imprevisto: già la famosa lettera di dimissioni inviata a suo tempo da Amitrani al GRIS (riportata da Martinez) indicava come le modalità di gestione interna adottate allora in quell’associazione avrebbero portato nel tempo ad un progressivo allontanamento delle figure più libere e valide, come in effetti è stato, segnando un modello poi ripetuto nello stesso Cesap, come già ricordato da Bono. Non stiamo quindi assistendo ad altro che al fruttificare di un seme posto anni fa, che cresce in un humus ben preciso e con una “scuola” ben precisa.

Ecco perché il mio interesse è nell'affiancare a questa via istituzionale un’altra via, che io chiamo individuale e che è l’oggetto di quanto sto provando a scrivere in questo NG.

Quando Ribelle mi chiede:"Davvero non vedi quanto cozzano le visioni personali di queste persone? Davvero non ti rendi conto di quanta influenza hanno le personali motivazioni esistenziali? E secondo te il casino su questo NG da COSA è saltato fuori?" rispondo che è proprio perché lo vedo e lo capisco che scrivo ciò che scrivo.
Com’è possibile che motivazioni e visioni personali blocchino UN INTERO AMBIENTE, incapace di darsi un’azione collettiva per riunire le forze e una rappresentanza collettiva non autoconflittuale? Com’è possibile che situazioni personali non trovino alcun argine collettivo, che non ci si sappia dare una soluzione istituzionale simile a quella di tanti altri (ordine, titoli, associazioni, etc..)? Davvero si crede che il problema sia la Tinelli e che basti “sbatterla fuori” per risolvere? E allora perché non avviene e invece ne nasce una lotta tra antisette dove “volano gli stracci”?
Secondo il mio modesto parere, il limite è in un approccio e una mentalità molto radicati in questo mondo, che – a dispetto del razionalismo spesso invocato - impedisce il dialogo e il cambiamento. E che consiste nel mettere sempre in discussione l’altro e mai se stesso. E’ il punto che tocca Ribelle60 quando dice che “lavare i panni sporchi insieme è praticamente impossibile. Questo richiede una disponibilità quasi totale a mettersi in discussione”.

Il racconto della DiMarzio è molto chiaro su come lei provò a porre delle domande all’interno del GRIS per comprendere e confrontarsi su cose che non condivideva, senza poi averne risposte. L’esperienza di Martini sembra molto simile. Il Cesap è ai ferri corti con l’Asaap e con il Cesap Friuli. La stessa Odivelli nei sui interventi commenti riportati sul blog della DiMarzio, pur mostrando una grande generosità nell’esporsi chiaramente e nel rompere un gelido muro di silenzio (cosa per la quale la stimo molto), mostra a mio modo di vedere un grande imbarazzo nel tenere il punto, rifugiandosi in risposte di metodo per non entrare nel merito.
La sensazione è che in questo mondo, come diceva bene Articolo21, si vive col terrore di essere “scavalcati a sinistra”. Il rischio di apparire un “settarolo” in un mondo di tanti ex “settaroli” è così alto che diventa pericolosissimo mostrare dubbi, quasi impossibile cambiare idea e dialogare con chi è generalmente considerato il nemico. Chi lo fa viene ripagato con l’isolamento e l’accusa di apostatsia.
E’ un mondo chiuso.

La Di Marzio ha pagato con l’isolamento l’aver posto dei dubbi, l’essersi mostrata possibilista in alcuni casi e come tale debole verso il male da abbattere. Ma credo che attraverso quell’isolamento abbia scoperto una via da uscita da quel mondo chiuso, si sia liberata di tanti pesi morti e abbia cominciato a lavorare ad un altro livello, con un altro spessore e anche con altre responsabilità. Quando parli con persone ad alto livello non puoi portare i fax della Digos, gli articoli di giornale o le trasmissioni tv scandalistiche, ma devi portare studio, approfondimento, risultati tangibili, validati da una comunità scientifica.

Personalmente, da quel che leggo (e mi perdoni se la tiro in ballo facendone una esegesi del pensiero non richiesta né autorizzata né probabilmente gradita), credo che Martini stia “dialogando” con questo silenzio, col costo e il dolore di lasciare quello che è stato il suo mondo per tanti anni e che oggi scopre averle chiesto tutto senza darle nulla, addirittura “tradendone lo spirito”, e stia cercando di capire se aldilà c’è altro, se fuori dal mondo chiuso c’è vita, se Introvigne è davvero il diavolo e (se anche fosse) se a volte non sia meglio parlare col diavolo e magari crescere sfidandolo piuttosto che rimanere piccoli ignorandolo e dialogando con la “perpetua”. E credo che non sia la sola a chiederselo.

E’ chiaro che affrontare queste domande vuol dire rivedere tutta la strada che ho fatto, riscoprendo errori commessi, aiuti maldati, pregiudizi gratuiti e proiezioni irrisolte, quello che Martini stessa ha chiamato “girare i cannoni i di 180 gradi senza aver smesso di sparare le stesse munizioni”.

Credo che i tasselli della DiMarzio, che certo non vogliono essere un contributo scientifico, siano invece un aiuto prezioso per chi – come forse Martini – si sta trovando a esplorare quel vuoto. Prezioso perché non spiega il giusto o lo sbagliato degli altri, ma espone le domande e le risposte che lei ha dovuto e saputo trovare per sé, rendendo accessibile a chi la cerchi una strada possibile e facendo sentire chi ha deciso di “diventare adulto” meno solo in questo passaggio. In Arkeon lo chiamavamo “mostrare la strada percorrendola”.

Io non credo che, con alcune eccezioni, le tante parti in causa in questa querelle siano in mala fede e da sbattere fuori da qualcosa. Credo che ci sia un livello molto alto di arroccamento su se stessi, di paura di cambiare, e un senso molto forte di isolamento ed abbandono che viene dall’ambiente per coloro che mostrano di cambiare. Come mostra, mi sia permesso, il diffuso fraintendimento della propria decisione che Martini ha lamentato da parte di questo forum che pure la conosce la ospita e la rispetta da anni.

Allora, per non essere metaforico: sto scrivendo a chi nel mondo antisette sente la carica distruttiva e autodistruttiva che tale mondo sta coltivando e gli equilibrismi vuoti che custodisce; che sente che forse non è per questo che ha lavorato e rischiato; li sto invitando a un atto di coraggio, a fare un passo avanti nel condividere il proprio dubbio, il proprio cambiamento, come ha fatto la DiMarzio, rischiando l’ostracismo; a provare a dialogare con i propri pari che abbiano una ricerca “integra”, anche se diversa e magari contrastante. Non in nome di Arkéon o di alcun altro gruppo, ma della propria scelta personale; a mettersi insieme; a creare la propria Fecris se quella attuale non ha la schiena dritta per assumersi il duro compito di curare se stessa; a non perdere tempo a sbattere fuori qualcuno, ma a prendere la propria strada facendo un lavoro pulito con chi lo vuol fare, lasciando le beghe di potere e visibilità a chi non ha di meglio.
Le persone e le istituzioni valuteranno da sole dov’è la qualità.

mercoledì 7 gennaio 2009

Arkeon, Allarme Scientology e il mondo anticult (3)

Post originario: su "Firs"
http://groups.google.it/group/free.it.religioni.scientology/browse_thread/thread/7f17d10cf4c3a52a/eccdfb10a5274158?hl=it&

On 8 Gen, 14:53, Enigma wrote: "rettifico con amarezza, vista la risposta che martini ha dato, credo non abbia capito nemmeno lei. ciao a tutti"

Cara Enigma. Credo di aver compreso ciò che vuoi dire. E, se posso permettermi, credo che anche Martini abbia capito. Immagino che non sia semplice entrare in un NG, trovarci un gran casino e sentircisi tirata in mezzo senza neanche capire perché e con quali responsabilità. Non è assolutamente questo il mio intento, non è a te che mi rivolgo anche se sono tue le parole che ho commentato. Le ho scelte perché credo diano voce a un pensiero che si muove nelle pance di molti che magari sono ben più addentro alle cose. Non è mia intenzione, per quello che può valere, giudicarti o respingerti. Ti ringrazio anzi per la franchezza con cui parli. Per cui ti prego ancora una volta di accettare le mie scuse e di non desistere dal partecipare a questo NG, come mi sembra di percepire dal tuo post.

Da queste premesse, posso e voglio tornare sul tema dei panni sporchi.
Osservando questo ambiente antisette, ho trovato quello che si trova in effetti ovunque: gente in conflitto, che cerca nel migliore dei casi di convincersi reciprocamente, nel peggiore di abbattersi. Questo vale per i settaroli quanto per gli antisette. In questo senso, la “razionalità” che vedo spesso invocata assomiglia tanto a “una tech superiore” :-). Con tutta questa razionalità, vedo i rappresentanti di una stessa “fazione” dividersi e confliggere su tutto. Vedere che gli anticult italiani del 2000 commettono gli stessi errori degli anticult americani dei ’90, che commettevano gli stessi errori degli inquisitori cattolici del 1200, mi conferma che la razionalità è un metodo che non cambia le persone che lo usano.
E allora i panni sporchi.
Non ci sono panni sporchi. Ci sono panni costosi da lavare. Dolorosi. Panni che a volte ci paiono mostruosi, inconfessabili. Ma non è così. I panni miei di solito sono molto simili ai tuoi, e quando anche sono diversi non sono per me più puliti di quanto i tuoi lo siano per te. Portiamo dentro lo stesso cruccio. Lavare i panni sporchi in famiglia, custodire con chi già lo conosce il mio segreto, lo rende ancora più inconfessabile, mi separa dagli altri che non lo condividono, mi fa arrossire ogni volta che il discorso sfiora quel tasto anche se gli altri non lo sanno. L’alternativa non è lavare i panni sporchi in piazza: il dolore e la vergogna richiedono amore. L’alternativa è lavare i panni sporchi INSIEME. Insieme con chi non li ha mai visti, ma a cui sento di poterli affidare. Magari con chi penso non possa capire ma possa comunque rispettare. Infine, se mi sento pronto e se vi trovo un senso, lavare i panni anche insieme a chi li ha sporcati, perché ciò restituisce la libertà tanto a me quanto all’altro. Se si condivide questo, si può forse condividere anche la possibilità di lavare i panni sporchi insieme a tutti i 7.000.000.000 di persone. Perché chi non lava i panni sporchi insieme continua a portarne dentro il dolore e spesso, se non è davvero un gigante di pietra, finisce per pretendere che siano gli altri a lavare i panni suoi. Fuori di metafora, vedere fuori di me tutto ciò che porto dentro di me. Proiettare.

Perché ho fatto qui tutto sto pippone? Perchè da quel che vedo, il mondo antisette è un mondo di ex (ex scientology, ex tdg, ex ….), che si fanno da sé, a volte con titoli a volte senza, ma che operano in un mondo delicatissimo al di fuori di “una scuola”. E in questo tipo di mondo, chi non ha un forte percorso personale alle spalle rischia facilmente di far danni. Tanti hanno detto di Arkéon che “a occuparsi dei vissuti personali si rischia di far danno”. Perché a occuparsi di sette no? Ma voi di Akeon non eravate psicoterapeuti. Perché gli antisette di solito lo sono?
Se guardo al mondo antisette nel suo complesso, non posso non notare come l’intransigenza, la ricerca della lotta e l’apriorismo intellettuale che manifesta all’esterno verso i “gruppi strani” sono gli stessi che manifesta all’interno verso i propri membri. Quale che sia il giudizio di ciascuno, è un fatto che la Tinelli è entrata in conflitto con la Radoani, la Caparesi, la Santovecchi, la DiMarzio e Martini; ma è un fatto che ci sono conflitti anche tra la Gardini e Matini, tra Sotgia e Martini. Con Introvigne non si parla, la Di Marzio ha cambiato idea, Martini è un’apostata. Per forza che poi con quelli di Arkéon non ci parla né l’ARIS né il GRIS né nessun altro. Davvero qualcuno non vede che c’è bisogno di lavare un po’ di panni in Danimarca?
Io credo che in questo ambito ci sia tanta improvvisazione, tanta presunzione e a volte anche un po’ di cattiva fede. Più meno com’era in Arkéon, direi :-) Ma mi chiedo perché - e lo dico molto sommessamente e con grande rispetto - chi è in buona fede non apra una discussione pubblica. Io sogno un bel dibattito in una stanza comunale con le persone di cui sopra, Introvigne, Aletti, Risè etc..etc..a parlare e condividere i problemi, i limiti e i diversi punti di vista di chi lavora in questo settore. E se questo non è possibile o non c’è la disponibilità di tutti, perché chi ha buona volontà non inizia in pubblico, con cautela ma anche con chiarezza, a raccontare i tanti segreti di pulcinella che agitano il mondo anticult. Offrire a se stessi e al mondo la trasparenza che si invoca da Scientology. Non lo si farebbe per un principio di giustizia. Non lo si farebbe neanche per gli altri. Lo si farebbe per se stessi.
A chi più ha, più sarà chiesto.

Arkeon, Allarme Scientology e il mondo anticult (2)

Post originario: su "Fies"
http://groups.google.it/group/free.it.religioni.scientology/browse_thread/thread/7f17d10cf4c3a52a?hl=it

Prendo spunto dalle risposte di Max ed Enigma al mio post per aggiungere un elemento alla mia riflessione.

Come ho già detto, a me per primo non interessava granché del mondo antisette e ad essere sincero continua ad interessarmene poco in quanto tale. Aggiungo anche di condividere il fastidio per la gran mole di questioni caratteriali più che personali che trovo in questi forum. Non volevo quindi essere caustico o saccente nei confronti di Erni né di Max né di Enigma. Ma c’è un ma, che probabilmente chi segue da poco questo NG non ha motivo di apprezzare e che io invece vorrei invitarvi a guardare, avendolo già incontrato altre volte sul mio cammino.

Enigma dice “forse sono arrivata troppo tardi, o forse... sarà egoismo, sarà menefreghismo, vedetela così se volete anche se non è vero, semplicemente è minor interesse verso questi problemi, io sono qui per imparare per leggere e per discutere, ecco qua.
diciamo che le beghe da alcuni punti di vista non mi hanno interessato. da altri sì, soprattutto dal momento in cui hanno complicato il clima e hanno reso questo ng un po' bisticcioso e come sempre meno produttivo, ecco.


Ciò che state vedendo accadere, con tizio che risponde a caio su sempronio, è sinceramente piuttosto triste e noioso. Ma ciò che lo muove, cioè il conflitto tra modi diversi di vedere il ruolo di antisette, è qualcosa di rilevante. E’ il conflitto tra fede e inquisizione, tra giustizia e giustizialismo, tra sette e antisette, tra la ricerca del bene e la sua perversione. E’ lunga negli Stati Uniti la letteratura sui rischi di un malinteso modo di combattere le sette. Spesso si è parlato di vittime dei movimenti anticult, come nel caso famoso del CAN. Tutto ciò dovrebbe interessarvi perché mette a rischio l’efficacia stessa dei movimenti anticult. Detto altrimenti, sebbene non sia piacevole e lavorato come un contributo accademico, quello che state vedendo sotto i vostri occhi è ciò che voi dite di voler studiare, in presa diretta.

Voglio essere più esplicito.
Sto dicendo che “la setta” non è – se non marginalmente - qualcosa in cui “si casca” per disagio, bisogno o stupidità della vittima e per manipolazione o coercizione della setta. La setta è in ciascuno di noi. E anche se troviamo più semplice identificarlo con tratti religiosi o psicologici, ha in realtà a che vedere col bisogno di possesso degli individui, di controllo sugli altri e su se stessi, di fuga dalla realtà e da se stessi. Non c’è da stupirsi se i comportamenti che cerchiamo nelle sette li ritroviamo così spesso pari pari tra gli antisette, siano essi americani o italiani, nella chiesa cattolica o contro la chiesa cattolica. Non voglio dire “medico cura te stesso” perché l’ha già detto qualcun altro prima di me.

“Combattere contro la guerra” non è “Promuovere la pace”. “Perseguire i cattivi” non è “aiutare i buoni”. Questi modi di dire rendono semplice addossare all’altro tutto ciò che è dentro di me, irrisolto, siano queste semplici paure e ossessioni o peggio. E questo è pericoloso. Perché ci sono sette pericolose e sette innocue; ma mentre da una setta innocua che ha perso la misura qualcuno che mi aiuta a difendermi lo trovo, è difficile trovare chi mi aiuti a difendermi da un gruppo antisette che ha perso la misura.

Chi fa lo psicologo terapeuta deve avere un suo percorso di terapia ed avere un suo terapeuta per “monitorare” non solo il proprio equilibrio ma anche la propria lucidità rispetto a se stesso e il proprio grado di proiezione all’esterno. Chi fa il prete deve avere un confessore. Chi gestisce gruppi antisette dove trova questo “limite a se stesso”? Dovrebbe trovarlo nel proprio mondo, in altri gruppi antisette, nel confronto con gli studiosi, nell’apertura e nel confronto con le persone che incontrano nelle sette.
Questo invece non avviene.
Perché?
Perché avviene tutto “in famiglia”.

Quando Enigma dice “credo, come vi ha già consigliato anche qualcun altro, che sia arrivato il momento di lavarvi i panni sporchi in famiglia” secondo me dice qualcosa di drammatico (non me ne voglia, non ce l’ho con lei). Perché lavare i panni sporchi in famiglia è ciò che finora è avvenuto. E’ la modalità delle famiglie che hanno panni sporchi da lavare e non li vogliono lavare. E’ il modo in cui si custodisce la sofferenza, il conflitto, l’incertezza. Certo quando il vaso si rompe e certi panni sporchi vengono in piazza è un momento critico e potenzialmente distruttivo…ma è anche il segno che il vecchio equilibrio della “famiglia chiusa” non regge più ed è l’estremo tentativo dei membri di salvare la famiglia rendendola una “famiglia aperta”. Chi non lo capisce genera ulteriore sofferenza e conflitto.

Comprendo il fastidio di vedersi tirati in mezzo a cose che non interessano. Credo sia il fastidio provato da chi diceva “male ha fatto martini a tirare qui dentro Arkéon” (era ignis? Non ricordo). Sinceramente è anche il fastidio mio nel vedermi tirato come Arkéon in mezzo allo sgomitare di alcuni gruppi antisette o della squadra antisette o di altre persone, che per affermarsi sugli altri e giustificare la pochezza dei propri risultati nei propri rispettivi campi devono portare la testa di qualcuno, in questo caso la nostra. Senza aver mai provato a verificare se davvero c’era un branco di manigoldi o piuttosto c’era un branco di persone semplicemente superficiali o piuttosto addirittura delle brave persone con qualche mela marcia.
Ma proprio qui sta il punto. Che non posso esprimere a Martini o a chicchessia la mia solidarietà e poi dirgli “lavati i panni sporchi in famiglia”. E’ come dire sono affari tuoi . E’ come dire te la sei cercata, bastava non esagerare.
Ecco, non credo di esagerare quando dico che dietro comportamenti “delatori” come quello di segnalare al PM la DiMarzio, Martini e Fabia per opinioni PUBBLICAMENTE espresse si nasconde un’attitudine che tende ad intimidire la libera espressione del pensiero, a perseguire le opinioni e non i comportamenti. Un attitudine che è sempre presente nella società ma che di solito non prevale perchè trova il limite nell’attitudine democratica e civile della maggioranza. Ma quando questo non accade è il fascismo, che lentamente si afferma dietro una quantità di panni sporchi lavati in famiglia.

martedì 6 gennaio 2009

Arkeon, Allarme Scientology e il mondo anticult (1)

Post originario: su "Firs"
http://groups.google.it/group/free.it.religioni.scientology/browse_thread/thread/7f17d10cf4c3a52a?hl=it

Salve

vorrei dire anch’io la mia circa la scelta di Martini di chiudere AS. Seguo questo NG da circa un annetto in quanto appartenente ad Arkéon e forse questo mi consente di vedere le cose da una prospettiva leggermente diversa - per certi aspetti forse più ampia - da quella che mi sembra qui prevalere. Premetto che il mio scopo non è parlare di Arkéon, né di Martini, né di Scientology, ma di qualcosa che riguarda anche voi, il gesto di Martini, e che i più in questo NG non sembrano cogliere.

La decisione di Martini era probabilmente inattesa e ha scatenato una quantità di interventi tesi a mostrarle l’apprezzamento e la solidarietà che ritenevate le fossero mancati: le sue riposte hanno chiarito che non era quello l’obiettivo.
Molti hanno letto la diatriba in un ambito puramente “scientologo” come un conflitto tra Martini e la Gardini, o tra lei e Sotgia o addirittura tra lei e Psiche/Giuseppe: ma non avrebbe avuto senso chiudere AS per questo motivo e infatti anche qui Martini ha chiarito che il motivo è altro.
E’ probabilmente andato meno lontano dal vero chi ha detto “chi tocca Arkéon muore”, individuando nel suo intervento a favore della Di Marzio la causa scatenante di tutto quanto è seguito e “maledicendo il giorno” in cui Martini aveva invitato quelli di Arkéon su firs. Qui mi verrebbe da dire “fuochino”.
Certamente è vero che, nella sequenza dei fatti, a quell’intervento in favore di una persona espressasi (si badi bene) non in difesa di Arkéon ma in favore di un approfondimento su Arkéon sono seguite la sua segnalazione all’autorità giudiziaria da parte della Tinelli, l’ingresso su Firs di Psiche/Giuseppe prima attiva solo sui forum relativi ad Arkéon, quindi la querelle con la Gardini e di lì tutto ciò che conoscete meglio di me.
Tra l’altro Martini non è che l’ultima delle “vittime che hanno toccato Arkéon”; prima di lei è venuta la Di Marzio e prima ancora Padre Raniero Cantalamessa, ovvero persone che - come lei - con Arkéon non c’entravano nulla, che mai lo avevano conosciuto frequentato e che probabilmente non ne condividevano, per il poco che ne conoscevano da fuori, né tutto né molto.

Tuttavia anche la risposta “chi tocca Arkéon muore” non è quella giusta. Per comprenderlo basta ricordare che Martini stessa si è definita come l’ultima di cinque “vittime”, di cui solo due (lei e la DiMarzio) per causa indiretta di Arkéon, mentre le altre tre – di cui cito segnatamente Silvana Radoani dell’Asaap e Cristina Capresi del Cesap Friuli - risalgono a prima del caso Arkéon e non hanno mai avuto alcuna relazione connesso. E anche l’acrimonia che sta crescendo sul caso Sotgia, che certo con Arkéon non ha nulla a che vedere, dovrebbe farvi comprendere che il punto è un altro.

Il punto ha a che vedere con ciò che da anni accade nel mondo antisette. Quando nel suo messaggio di chiusura Martini fa esplicito riferimento ad alcune persone (Gardini, Tinelli, Kumbaz) e enti (Aris, Favis, Cesap), chiarisce esplicitamente che ciò che lei giudica grave (e personalmente condivido) non sono tanto o soltanto i comportamenti dei singoli (che pure in alcuni casi dovrebbero avere ben altra statura), quanto la totale assenza di reazioni e prese di posizione di associazioni del mondo antisette, che da queste persone sono rappresentate o che queste persone conoscono e che col silenzio degli ignavi nemmeno hanno espresso pareri opposti difendendo quei singoli.

Si può pensare quello che si vuole (personalmente, molto male) di una professionista come la Tinelli, che dietro le spalle “sparge veleno” contro una collega (la DiMarzio) presso tutti gli altri colleghi, che la “segnala” all’autorità giudiziaria e che fa lo stesso con un’altra collega (Martini) che interviene a difesa della prima: se tutto era morale e nobile perché non farlo pubblicamente? perché non intervenire mai in un dibattito a cui non l’hanno sollecitata i “settaroli” di Arkeon, ma dei colleghi?
Ma quello che mi chiedo è cosa si debba pensare di chi, di fronte a queste modalità, non ha ritenuto di convocare un dibattito trasparente almeno tra pari; non ha ritenuto fare chiarezza e mettere ordine in questo guazzabuglio; non ha compreso - e qui è il punto che credo più importante – che in gioco non c’era un conflitto tra esponenti del mondo antisette, bensì la capacità dello stesso di cogliere le lacune al proprio interno, la mancanza di un “codice deontologico” su come gestire la valutazione dei “gruppi a rischio” e l’aiuto agli ex, le relazioni con l’autorità giudiziaria, l’incapacità di darsi delle regole per gestire conflitti interni a tutela delle persone e – in ultima analisi – della credibilità del mondo antisette.

Attualmente questo mondo sembra una specie di quartiere di periferia, abitato da quattro gatti, sconosciuto dal resto del mondo che vi si tiene alla larga, regolato al proprio interno dalla legge dell’omertà e del più forte. E’ un mondo incapace di dialogare con studiosi e ricercatori, percepiti come un pericolo da evitare perché hanno idee che non si condividono, come se solo chi ha “le ferite sulla pelle” avesse i gradi per parlare. Ma tant’è questo mondo è comunque il solo referente disponibile sia per le persone in cerca di aiuto sia per le istituzioni.

Voi potreste dire “e che mi riguarda? Io voglio solo occuparmi di fare informazione corretta su Scientology. Del mondo antisette non mi può fregar di meno”.
Figuratevi cosa poteva fregare a me del mondo antisette, io volevo solo fare i miei 4 seminari all’anno (quattro!) per guardare meglio certi aspetti della mia vita e per dare ad altri la possibilità che avevo ricevuto io di potermi specchiare e conoscere attraverso un altro.
Poi ho capito che, aldilà dei rilievi mossi ad Arkéon, noi eravamo nel mezzo di un’onda che veniva da prima di noi e che sarebbe proseguita oltre noi, comunque spazzandoci via come in effetti ha fatto. Ne ebbi conferma nel linciaggio mediatico di Cantalamessa (mosso da Assotutor), nell’aggressione giudiziaria alla Di Marzio (mossa dal Cesap nel silenzio pilatesco delle associazioni formalmente avvisate dalla Tinelli), nell’attacco a Martini (idem come sopra), nel raggelante silenzio opposto dalla Fecris e dall’Aris alla richiesta di un semplice incontro mandata avanzata da Pietro Bono, manco si fosse degli appestati…Mole delle modalità oggi in uso erano già state usate nel famoso caso dei Bambini di Satana a Bologna di oltre 10 anni fa (accuse indiziarie di presunte vittime raccolte da un’associazione antisette che agiva come consulente della magistratura, grande clamore mediatico prima di qualunque processo, poi il niente) e certamente proseguiranno oltre, se indisturbate, con altri gruppi…è la stessa storia degli Stati Uniti anni ’90. Non si parla coi settaroli (Bono), non si parla con gli studiosi amici dei settaroli (Introvigne), non si parla con gli apostati (DiMarzio, Martini)!

Siamo all’accusa di apostasia quando la Gardini scrive “Quello che non perdono a Simonetta (Martini o Guidi) è che lei fino allo scorso anno sparava a zero su Introvigne e il CESNUR, poi la sua amica DiMarzio che all'epoca faceva parte del GRIS anche lei sparando su Introvigne ha DOVUTO lasciare il GRIS e guarda guarda è passata al CESNUR con Introvigne e si è rimangita tutto quello che aveva detto sll'emerito finto professore,e purtroppo anche Alessia/Simo si sta rimangiando tutto”!

Non vedete lo sconquasso che una Psiche qualunque ha potuto gettare in un lavoro di anni. In fondo, basta colpire chi alza la testa, gli altri si ritireranno in buon ordine…in fondo cosa li riguarda?

Io credo che la cosa vi riguardi eccome.
Già un anno fa (marzo 2008) ero intervenuto su questo NG, in risposta ad un dibattito aperto da Ignis, per dire che secondo me si stava travisando il problema emerso con la lettera aperta della DiMarzio, scambiandolo per un contrasto tra personalità, a causa dell’INDISPONIBILITA’ a guardare fuori dei propri confini e magari a mettere in discussione alcuni assunti piuttosto fragili. Che chi allora stava pagando (la Di Marzio) era chi aveva osato farlo. Direi che in un anno da allora non è cambiato nulla, se non che si è aggiunta Martini.
Non conosco Martini, se non dai suoi scritti, ma credo che il suo sgomento sia nel vedere che persone capaci “si curano il proprio orto”, che discettano tra di loro per capire chi ha detto cosa e non vedono la piega che tutto l’ambiente sta prendendo o se lo vedono non se ne curano. Credo che lo sgomento sia nel riconoscere i frutti avvelenati che negli hanno portato l’ignavia prevalsa anni fa di fronte al comportamento del Gris di Bologna nel caso Dimitri, la paura di alzare la testa da parte di chi in passato è entrato in conflitto con il Cesap (le prime tre vittime). Conosco questo dolore. E’ quello che in tanti di Arkeon abbiamo provato quando la paura per le modalità del Cesap ha cominciato a fare breccia tra le persone e molte, una alla volta, si sono defilate in buon ordine. A far finta di non aver perso nulla. Come mi sembra fare chi qui scrive “comunque ho salvato tutto AS in locale…ho trovato un altro sito inglese con tanto materiale”…ma sì, studiamo!

martedì 20 maggio 2008

Arkeon e la libertà del/dal maestro

Post originario: su "Parliamo di Arkéon"
http://groups.google.it/group/parliamo-di-arkeon/browse_frm/thread/53467127097b64fa?hl=it#

On 19 Mag, 22:59, articolo21 wrote: "Insomma, un maestro di Arkeon doveva essere la prova vivente, in qualche misura, di quello che insegnava. Questo non vuol dire la perfezione, ci mancherebbe, ma sicuramente indicare un qualcosa che a me interessava".

Condivido, con una precisazione credo importante.
Molti hanno inteso per "prova vivente" il fatto che il maestro fosse "arrivato" da qualche parte: saggezza, pace, successo economico, stabilità affettiva...ognuno aveva il proprio parametro.
Personalmente la prova vivente - che anche me interessa perchè studiare i libri è una cosa, vivere è un'altra - riguarda la capacità di applicare a se stessi il metodo. E per metodo intendo una modalità di affrontare le domande, le paure, le incognite.
Personalmente mi interessa relativamente poco la risposta del maestro, ma come ci arriva. Saper "rinunciare" al potere che ci può derivare da qualcosa (soldi, successo, posizione, ...), avere la libertà di condividere la propria verità (la propria, non LA verità), permettersi di cascare dal trono su cui gli altri a volte ci mettono come padri, figli, datori di lavoro o altro...questo per me è la prova.
Il cardinal Martini, in un suo recente libro commentato ieri su Repubblica, dice di aver avuto sempre rifiuto per la morte e aver compreso da poco che essa è necessaria in quanto unica prova di fronte alla quale posso davvero dire "Sì" o "No"...e spera di riuscire a dire quel sì quando verrà il tempo. E' esattamente quello che intendo.
Molti, nel vedere i maestri cadere, nel vedere "la figuraccia" di Vito in TV hanno detto "ma era questo il mio maestro?". "Perchè - mi viene da dire - cosa avevi bisogno che fosse?" Vedere da quale umana fragilità e normalità alcune persone sappiano nierpicarsi sulla strada del confronto con se stessi può far smarrire, ma è quello l'insegnamento più profondo per me. La chiamo "libertà". Da se stessi, anzitutto.